venerdì 2 novembre 2012

Giovanni 14,23


«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).



L'osservanza della Parola, come risposta all'Amore, determina la presenza di Gesù in coloro che lo amano e in lui confidano.

E in questa realtà vissuta, Gesù si accosta alla gente e la gente riscopre la gioia dell'incontro con lui.

La Parola va sì conosciuta, annunciata, ma - perché parola di Dio che ha l'odore della terra e il sapore del cielo - va prima di tutto e soprattutto accolta, amata e vissuta. Allora darà il suoi frutti!

Per questo i credenti non hanno alcun motivo di inquietudine e turbamento. I nostri dolori, le impreviste disgrazie, le assurde malattie ci possono ricordare il grido di Gesù: "Dio mio, perché mi hai abbandonato?".

Proviamo, dunque, a riconoscere Gesù in tutte le angustie, le strettoie della vita, in tutte le oscurità, le tragedie personali e altrui, le sofferenze dell'umanità che ci circonda. Sono lui, perché egli le ha fatte sue. Basterà dirgli con fede: "Sei tu, Signore, l'unico mio bene", basterà fare qualcosa di concreto per alleviare le "sue" sofferenze nei poveri e negli infelici, per andare al di là della porta, e trovare al di là una gioia mai provata, una nuova pienezza di vita” (Chiara Lubich).

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Un’Esperienza di Vita:

Siamo un gruppo di ragazzi di una piccola città del nord Italia, e da un po' di tempo abbiamo deciso di impegnarci insieme a vivere il comandamento nuovo di Gesù, cioè amarci a vicenda come Lui ci ha amato, per costruire fra di noi un pezzetto di mondo unito. Così, ogni due settimane, ci ritroviamo a casa mia per passare un po' di tempo assieme e per raccontarci come ognuno di noi ha cercato in quei giorni di amare e di vivere le parole del Vangelo.

Il comunicarci le esperienze è molto importante per noi: ci aiuta, infatti, a rafforzare l'unità tra di noi e a superare qualche momento difficile. Cercando di mettere in pratica le parole del Vangelo, scopriamo quanto è bello amare chiunque ci passa accanto: la persona anziana a cui cedi il posto in pullman; l'immigrato che incontri al semaforo; il compagno di scuola che non riesce a risolvere un problema o sta passando un momento difficile; l'amico che ti sembra troppo prepotente; i fratelli e le sorelle con cui dividi la camera; e, sembra strano, ma anche i professori che ti stanno antipatici.

Certo per queste esperienze non verremo citati nei libri di storia. Però la gioia dell'unità che si crea fra di noi e che vogliamo portare a tanti altri ragazzi, ricambia 100 volte tutta la fatica che a volte possiamo incontrare nel costruirla.

Mirco, Alex, Mario e Vincenzo

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