sabato 9 novembre 2013

Efesini 4,32

«Siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo» (Ef 4,32).


L'esperienza del perdono di Dio è ciò che può cambiarci dall'interno, perché ci fa sperimentare la gratuità della sua misericordia e una inesauribile possibilità di vita. In primo piano non sta la nostra possibile conversione, ma la gioia del perdono, gioia anzitutto di Dio nell'offrirci il suo perdono. Gesù nell'accoglienza dei peccatori ci fa intravedere questa gioia. Le tre parabole che costituiscono il quindicesimo capitolo del Vangelo di Luca (15,1-32) trasmettono con chiarezza la buona notizia: Dio è padre buono, la sua casa è uno spazio sicuro. L'attenzione dei tre racconti si concentra sulla gioia di Dio per il cambiamento.

Nella parabola della pecora perduta l'attenzione è richiamata sull'attività del pastore che ricerca: egli lascia, va dietro, finché non trova. E proprio all'intensità della ricerca si collega la gioia del ritrovamento. Dio gioisce del perdono. La parabola ci racconta ciò che prova Dio, non ciò che il peccatore deve fare. La simpatia di Dio e il suo amore per il peccatore precedono la conversione. Ci si converte perché amati. Ci si converte perché perdonati. Il pastore va in cerca della pecora smarrita perché essa continua ad essere preziosa ai suoi occhi. Come è bello poter celebrare il sacramento della riconciliazione: ti fa sperimentare la gioia di Dio che diventa la tua forza.

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Un’Esperienza di Vita:

Mentre passavo con il mio carico di "lecca-lecca" ho notato un assembramento di gente intorno a un ragazzo: aveva rubato e rivenduto un pacchetto di sigarette per mangiare qualcosa.
Quando succedono fatti del genere da noi non si chiama la polizia, ma ti picchiano bene bene sul posto.

Come trarre dagli impicci quel ragazzo che non era poi così furfante come volevano farlo apparire? Dal ricavato del giorno ho preso dei soldi e ho pagato per lui. Così è tornata la calma e io ho potuto ammonire il ragazzo. Dopo qualche giorno ripasso da quelle parti: una persona mi riconosce, mi ferma e, ricordando l'episodio delle sigarette, ringrazia per l'esempio che ho dato.

K.Y. - Camerun



Don Jo (Joseph) Dwight



P.s.
Forse troverete interessante i tre nuovi documenti che ho messo sui miei blog:

Il Piano Massonico Per La Distruzione della Chiesa Cattolica


La “Profezia” di San Francesco (Assisi)


Le Profezie di Beata Anna Katherina Emmerick


giovedì 3 ottobre 2013

Romani 13,8




«Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge» (Rm 13,8)


CHE COS’E’ AMORE VERO E CHE COS’E’ AMORE FALSO?

TUTTE LE VIRTÙ DEVONO ESSERE GOVERNATI DALLA VIRTÙ DELLA PRUDENZA, altrimenti tutte le altre virtù non sono più virtù. San Tommaso d’Aquino ha classificato la prudenza come la prima virtù cardinale, perché si riguarda con l’intelletto. Aristotile ha definito la prudenza coma “la ragione giusta applicata alla pratica”. E’ la virtù che ci permette di giudicare correttamente ciò che è giusto e ciò che non è giusto in qualsiasi situazione. Quando ci spagliamo il male per il bene, non stiamo esercitando la prudenza – in fatti, facciamo vedere la nostra mancanza di essa. Perché è così facile di cadere in errore, la prudenza ci richiede di cercare il consiglio degli altri, particolarmente quelli che sappiamo di essere di giudizio sano di moralità. Ignorando il consiglio o gli avvertimenti degli altri di cui i loro giudizi non coincidono con i nostri è un segno di imprudenza. La prudenza “guida le altre virtù stabilendo le regole e le misure” (CCC 1806; vedete anche: Somma Teologica II-II Q47-51).

SE UNO PARLA ABITUALMENTE SOLTANTO CHE DIO È TUTTO MISERICORDIOSO senza parlare di, nello stesso discorso e nello stesso contesto, “va’ e non peccare più”, come Gesù ha fatto nei Vangeli (Gv 5,14; 8,11), c’è una grande tendenza di prendere la via facile di non cercare di cambiare la vita propria con l’aiuto di Dio. Se una parla soltanto di “va’ e non peccare più”, senza parlare, nello stesso discorso e nello stesso contesto, la misericordia infinita di Dio, si può facilmente cadere nel abbattimento o la disperazione. Qui è dove l’inganno nascosto sta che causa grande danno, di non presentare gli elementi essenziali della rivelazione di Dio, per una situazione particolare o una tema, insieme nello stesso discorso e nello stesso contesto!

SATANA CERCA CONTINUAMENTE DI SCONVOLGERE QUESTO EQUILIBRIO; se non teniamo conto gli insegnamenti della Chiesa in riguardo alla manutenzione dell’equilibrio in questi campi importanti, grande danno è fatto alle anime individui, alle comunità e alla Chiesa intera, e quindi al mondo intero.

DI NUOVO È NECESSARIO A RIFERIRSI AGLI INSEGNAMENTI DEL MAGISTERO DELLA CHIESA PER L’EQUILIBRIO GIUSTO e l’interpretazione giusta, altrimenti possiamo così facilmente andare con la mentalità del gruppo che ha trascurato lentamente questa guida divina, e ha scivolato nell’ecumenismo falso o la misericordia falsa della compassione malconsigliata, mentre si dimentica che ognuno deve essere anche “prudenti come i serpenti” (Mt 10,16), e studiare i documenti della Chiesa regolarmente e spesso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (pubblicato 1992) era un grande dono ai fedeli della Chiesa, ma pochissimi cattolici hanno una copia di questa guida preziosa nelle loro case proprie. Quanti pastori trascurano di parlare del peccato mortale e le sue conseguenze terrene e eterne, soprattutto di quei peccati mortali più comuni oggi? E’ questo amore vero, o è questo amore soltanto per questa vita molta corta mettendo da parte il criterio di salvezza eterna secondo la rivelazione divina?

SE I GENITORI DICONO AI LORO FIGLI SOLTANTO CIÒ CHE I FIGLI VOGLIONO SENTIRE, i figli saranno pronti di confrontare un mondo molto difficile pieno delle tentazioni e dei tranelli? Tali figli, con genitori imprudenti gravemente e negligenti, non sono allenati come buoni soldati o buoni atletici per poter vincere, per vincere la salvezza eterna nella “lotta tremenda” della vita (CCC 409). Tali genitori, e tali preti e vescovi, non ci hanno preparati per questa “lotta tremenda” e quindi non siamo allenati per rinforzare i nostri muscoli spirituali di difesa contro gli attacchi sottili e astuti di Satana. La Madonna ha esortato spesso i fedeli di pregare per i sacerdoti e per i vescovi.

Spesso i pastori malaccorti, per paura di perdere il favore degli uomini, non osano dire liberamente ciò ch’è giusto e, al dire di Cristo ch’è la verità, non attendono più alla custodia del gregge con amore di pastori, ma come mercenari. Fuggono all’arrivo del lupo, nascondendosi nel silenzio. Il Signore li rimprovera per mezzo del Profeta, dicendo: “SONO TUTTI CANI MUTI, INCAPACI DI ABBAIARE” (Is 56,10) … Cos’è infatti per un pastore la paura di dire la verità, se non un voltar le spalle al nemico con il suo silenzio? Se invece si batte per la difesa del gregge, costruisce contro i nemici un baluardo per la casa d’Israele. Per questo al popolo che ricadeva nuovamente nell’infedeltà fu detto: “I tuoi profeti hanno avuto per te visioni di cose vane e insulse, non hanno svelato le tue iniquità, per cambiare la tua sorte” (Lam 2,14)…” (San Gregorio Magno, papa; Ufficio delle letture; domenica 27, TO).

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Un’Esperienza di Vita:

L'altro giorno eravamo tornati a casa così stanchi e tesi che abbiamo perso il controllo ed abbiamo discusso in maniera talmente forte che ho avuto persino paura della reazione di mio marito; davvero ho pensato che il nostro matrimonio fosse proprio arrivato alla fine.

Ho cercato poi, come ho potuto, di "ricucire" quella situazione, ma lui era molto arrabbiato per il mio modo di fare che era stato più forte delle mie stesse parole.

L'indomani avevo un impegno: sarei dovuta andare ad aiutare una famiglia molto povera. Ma subito ho pensato che diventava una scappatoia andare se prima non chiedevo perdono a chi si sentiva offeso a causa del mio comportamento.

Ho gettato via quell'autodifesa che avevo in fondo al cuore, quei pensieri inutili che mi suggerivano: "In fondo anche lui ha la sua parte di torto, mi sembra che sia stato lui a cominciare, io era così stanca...".

Sapevo che proprio quel giorno mio marito aveva un incontro molto importante e avevo un certo timore della sua reazione dato che la sera precedente non mollava... ma... gli ho telefonato e gli ho chiesto perdono. Lui mi ha perdonato e con quella libertà che ti dona il sentirti perdonato ed amato, andare a cercare "di fare qualcosa di buono" aveva senso!

F., Panama


martedì 3 settembre 2013

1 Giovanni 3,18

«Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Gv 3,18).

La prima domanda che abbiamo imparato dal catechismo da bambini era: Perché Dio ti ha creato? E abbiamo risposto: Per conoscere, amare e servire Dio. OGGI È TOTALMENTE ROVESCIATO: la religione esiste per tantissime persone per servire me, non per aiutarmi a servire Dio, non per aiutarmi a scoprire la volontà di Dio dagli insegnamenti della Chiesa guidata dal Papa (Mt 16,18), non per aiutarmi a fare la volontà di Dio con l’aiuto della preghiera e dei Sacramenti (come diciamo nel Padre Nostro: “Sia fatta la TUA Volontà”!). La grande maggioranza delle persone oggi non vogliono fare neanche il primo passo di scoprire ciò che Dio vuole. La loro filosofia di vita è: “Occhio non vede, cuore non duole”! Non duole oggi, ma domani, e dopo la morte?!? Gli ultimi Papi ci dicono che il peccato più grave oggi è che abbiamo perso il senso del peccato. Si fida in se stesso e non in Dio-Amore! “Gesù confido in Te!” (Santa Faustina).

Una maestra ha chiesto una bambina che cos’è amore. La bambina ha risposto semplicemente che amore vuol dire di voler stare insieme e passare tempo insieme con quelle che si ama. Quanti genitori, e in particolare, i padri dei bambini, passano pochissimo tempo con i loro bambini. Se una ragazza non riceve l’amore vero dal padre, dopo lei accoglie facilmente amore falso dai ragazzi che vogliono sfruttarla per il loro egoismo e piacere. Se un ragazzo non riceve l’amore vero dal suo padre, il ragazzo cerca di attirare attenzione del padre nel cercare il successo nel fare invece nel essere, nell’amicizia semplice di amore vero fra babbo e figlio. Se non c’è la presenza del padre affatto, c’è il pericolo che il bambino si identifica con la mamma e di sviluppare il disordine di omosessualità in cui i rapporti con altri ragazzi omosessuali non è di altruismo ma di egoismo, perché il ragazzo non ha mai ricevuto amore vero di altruismo da un modello maschio nella sua famiglia. Ecco come i padri delle famiglie possono amare “con i fatti e nella verità”, di amare i loro figli come i padri vogliono essere amati, come i figli vogliono essere amati, e soprattutto di stare insieme nella semplicità di volersi bene con l’aiuto di Dio.

Se una persona non ha ricevuto amore vero nella famiglia, come può amare gli altri? Siamo nati nel peccato originale, nel egoismo; senza la preghiera e se nessuno offrire in prima persona amore vero, non di soltanto parole vuote, è molto difficile di uscire dalla fossa del egoismo mascherato. Quindi miei fratelli e mie sorelle, preghiamo tanto e offriamo i piccoli sacrifici (“i fioretti”) per quelli che non hanno ricevuto questo amore autentico dalla famiglia, che sono molto numerosi oggi! Ma la cosa più fondamentale è di passare più tempo possibile con il Prigioniero Divino nel tabernacolo, che ci da goccia per goccia latte divino per avere un rapporto sempre più profondo con Lui, senza il quale è impossibile di avere un rapporto o amicizia umana basata sul amore vero di altruismo, non egoismo mascherato. Poi quando abbiamo quel opportunità di amare concretamente, amiamo fino in fondo al punto di essere pronto di dare la vita per Gesù che sta in ogni fratello che ci presente durante il giorno, in particolare quelli in casa, non soltanto quelli dall’altra parte della strada con cui non viviamo nella stessa casa!

Il mondo può più facilmente sopravvivere alla sparizione della luce del sole, che alla sparizione del sacrificio della Messa”, Santo Padre Pio.

"Il Rosario è l’arma per questi tempi”, Santo Padre Pio.

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Un’Esperienza di Vita:

Abito vicino al muro che è stato costruito nel mio Paese per dividerci tra arabi ed ebrei. Lo vedo ogni giorno aprendo la finestra della mia stanza. Lungo la strada, poi, ci sono dei posti di blocco dove i soldati fermano chiunque voglia passare per controllare i documenti, così andare a scuola, visitare i parenti o amici diventa un'impresa avventurosa...!

Mi viene l'agitazione ogni volta che i soldati ci fermano, ma poi mi ricordo che posso offrire la mia paura a Gesù e che quel soldato è un uomo come me, quindi devo amarlo.

In questo modo sento che Gesù diventa tutto per me e, dandomi la forza di ricominciare ogni giorno, il peso delle difficoltà si fa più leggero.

Juliana, Terra Santa


venerdì 2 agosto 2013

Luca 6,32



«Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso» (Lc 6,32).


Amare i nemici” (Lc 6,27)!. Come si fa? E solo, è tutto divino. Davvero qui si vede la grandezza della "buona notizia ", una notizia sconvolgente.

Nel libro di Samuele, capitolo 26, ci racconta un episodio dell'antico testamento dove si vede già lo stile di chi perdona ed ama come fa Dio, che fa piovere sui buoni e sui cattivi (Mt 5,45). Infatti il primo libro di Samuele descrive un generoso perdono, quello di Davide che non uccide il Re Saul, il quale invece aveva minacciato la sua vita. Davide ha uno sguardo più alto, vede le cose da Dio, vede nel Re Saul il consacrato del Signore, per questo ne rispetta la dignità e la vita.

Sì, quando un uomo perdona dimostra il suo essere figlio di Dio, di un Padre che ama tutti, che è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. In questo modo il cristiano realizza in sè "l'immagine dell'uomo celeste" come nota san Paolo.

"Amare i nemici". Quest'imperativo fa parte di una serie d'indicazioni con le quali Luca mette in evidenza il nuovo modo di amare del discepolo di Cristo, un amore senza limiti, un amore che supera la logica del dare e ricevere per assumere lo stile di Dio. La generosità di Dio infatti è assoluta e l'amore di Dio senza limiti. Un amore che raggiunge anche il nemico.

Allora l'amore al nemico è l'ultima frontiera di una misericordia illimitata. Amare così ci fa simili a Dio, realizza pienamente l'immagine dell'uomo celeste.

Però dobbiamo anche ricordare ciò che San Tommaso d’Aquino ha scritto: “Affermare raramente, negare di rado, distinguere sempre.” Oggi in tanti paesi nel mondo, i governi stanno spingendo avanti fortemente le leggi contro “l’omofobia” nonostante che è contro la volontà della maggioranza del popolo dei paesi. Questa parola “omofobia” neanche esisteva pochi anni fa! Gesù ci ha insegnato di amare il peccatore ma odiare il peccato. Ma i non credenti, o i “credenti” che non praticano la loro fede, che sono nella grande maggioranza oggi, non distinguano fra il peccatore e il peccato, e allora, accusano i veri cristiani di odiare le persone con la tendenza di omosessualità. Ben presto sarà una vera persecuzione all’aperto contro tutti che esprimano apertamente, anche nelle chiese, che è un peccato grave, l’atto di omosessualità, che fa male non soltanto alla persona che fa questo atto immorale, ma anche alle famiglie ed a tutta la società. Dimentichiamo così facilmente che cosa è successo a Sodoma e Gomorra (Gen 19)!

Amore vero del nemico vuol dire di voler il vero bene del nemico qui sulla terra ma anche per tutta l’eternità. Tantissime persone oggi, anche tanti responsabili religiosi e genitori, cercano di accontentare e di soddisfare i desideri della carne delle persone senza distinguere se è un peccato o no, se fa veramente bene alle persone o no. Questo è amore false e distruttivo; questo è amore malconsigliato! Pochi responsabili religiosi oggi hanno il coraggio del primo Papa, Pietro, il giorno della nascita della chiesa, Pentecoste, di dire: “Voi avete crocifisso Gesù” (Atti 4,10), “l’autore della vita” (Atti 3,16), con i vostri peccati gravi, mortali!

Gesù ha detto agli apostoli: “Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Mt 10,16). La Madonna ci chiede continuamente di pregare per i sacerdoti e i vescovi e il papa, perché c’è una grande tentazione oggi, con tanti persone plagiati dal mass media, le scuole e quasi tutte le istituzione religiosi, quasi tutti sotto il controllo dalla forze del male, di accettare questo “amore” falso e devastante. Perciò è molto più facile, nel nome di “amore” (falso), di vivere la parte più facile delle parole di Gesù, di essere “semplici come le colombe”: “Occhio non vede, cuore non duole”! E’ difficile di andare contro corrente oggi, di cercare la Verità con fatica, con lo studio e con la preghiera assidua, per poter essere anche “prudenti come i serpenti”!

Uno degli atti di carità più importante soprattutto oggi e che manca molto oggi, in particolare dai preti, dai vescovi e dai genitori, è di far riconoscere, odiare e superare il peccato. Ma tantissime responsabili hanno sacrificato l’eternità sull’altare del rispetto umano proprio perché tantissimi “cristiani” non vogliono riconoscere, odiare e superare i loro peccati che si sono lasciati abituati!

E’ vero ciò che noi sacerdoti “abbiamo studiato nella teologia pastorale della necessità della “legge della gradualità”. Ma mi risulta che i papi recenti, nel mondo di oggi, ci ammoniscono di essere di guardia non tanto sulla mancanza di applicare la “LEGGE DELLA GRADUALITÀ” ma del pericolo della “GRADUALITÀ DELLA LEGGE”, che deve essere rifiutata in quanto riduce il valore della legge ad un mero ideale.” (Visitate: “Una Lettera Aperta ad un Sacerdote Confratello”; http://testim-polo.blogspot.com/2009/05/open-letter.html).

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Un’Esperienza di Vita:

Nel mio Paese, per più di un secolo, le duecento minoranze etniche hanno vissuto in pace e in armonia.

Nello stesso periodo in cui a New York crollavano le Torri, anche in Nigeria è scoppiata la guerra civile a causa dei contrasti tra le etnie, tra cristiani e musulmani, con saccheggi e stragi da entrambe le parti.

Il governo ha cercato di riportare l'ordine ma, non riuscendovi, sia i cristiani che i musulmani hanno formato truppe di sorveglianza. Anch'io ero in uno di questi gruppi e combattevo dalla parte dei cristiani.

Una sera, durante un giro di controllo, ci siamo imbattuti in un gruppo musulmano. Avevamo accerchiato i nostri nemici. La maggioranza dei cristiani ha suggerito di ucciderli. Ma io non potevo farlo: il Vangelo dice che dobbiamo amare tutti, siano essi cristiani, musulmani o buddisti. E amare anche i nemici.

Ho chiamato il nostro capo-gruppo ed ho proposto a lui e agli altri di risparmiare le loro vite, non perché non ci avessero fatto del male, ma perché quelli dell'altra etnia sono, come noi, figli di Dio. Queste parole hanno colpito tutti e le vite di quei ragazzi musulmani sono state risparmiate.
Ero felice perché, anche se eravamo nemici, la volontà di Dio per i suoi figli è che ci amiamo come fratelli.

Sumnei, Nigeria

lunedì 1 luglio 2013

Galati 5,14


«Tutta la legge trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso» (Gal 5,14)


L’amore secondo Gesù e l’amore secondo la nostra cultura che ci circonda oggi sono totalmente opposti. Se una persona non combatte ogni giorno con tanta preghiera e la meditazione sulla parola cercando di vivere la parola insieme con altri cristiani veri, facilmente, anzi, automaticamente, si scivola nella mentalità di questo mondo che sfrutta gli altri con gli egoismi nascosti e mascherati.

Quest’amore di altruismo, invece di “amore” (falso!) di egoismo, ci viene esemplificata attraverso il racconto del Samaritano buono. La via di una nuova umanità è quella che passa per la trasformazione del cuore, dall'indifferenza al riconoscere l'altro, al prendersi cura del fratello che ha bisogno di noi. Perché il Dio che amiamo e nel quale poniamo tutta la nostra fiducia è così: Dio è colui che ha compassione dell'uomo, è colui che in Gesù si è fatto prossimo a ciascuna delle sue creature.

Gesù conclude il racconto del buon Samaritano ordinando: "Va', e anche tu fa' così". Qui Gesù non ribadisce una legge. Fa invece un annuncio evangelico: in lui, il Samaritano, Dio si è preso cura di me e mi ha amato; perché anch'io, guarito dal mio male, possa amare lui con tutto il cuore e i fratelli come me stesso. Se Gesù infatti è la Parola diventata vicina perché la si possa mettere in pratica, allora il farsi prossimo non è più, per nessuno, una meta lontana, irreale o irraggiungibile. Se Gesù, il Samaritano, si è preso cura di me e mi ha amato, anch'io posso amare Dio e il prossimo, anch'io posso farmi solidale con chi è nella difficoltà. E si ama veramente il prossimo se lo si guarda con gli occhi stessi di Dio.

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Un’Esperienza di Vita:

Un giorno scompaiono le chiavi di casa, lo stipendio del marito e altri oggetti di valore. Chi sarà stato? L'autore del furto deve essere necessariamente qualcuno vicino alla famiglia…Questo provoca in Mirta Zanella (Argentina) una grande sofferenza, tanto da non riuscire neppure a pregare. Poi, ricordandosi che Gesù invita a perdonare, lo fa, anche per la persona che l'ha derubata. Dopo alcuni giorni si viene a sapere che una signora in difficoltà che chiedeva l'elemosina nel quartiere e con la quale esisteva da tempo un cordiale rapporto, ha rubato in casa di una vicina: mentre lei la minacciava con una pistola, il marito portava via la refurtiva. Anche Mirta, qualche tempo dopo, riceve da questa donna pesanti minacce e per difendersi chiama la polizia. La donna, viene arrestata e, riconosciuta colpevole di vari delitti, condannata a 17 anni di carcere.

Nei mesi seguenti il marito suggerisce a Mirta di andare a trovarla in carcere. "Neppure per sogno!", risponde anche perché ha paura… Poco tempo dopo una nuova richiesta: stavolta è un sacerdote della parrocchia, che le propone di andare con un gruppo di altre signore nel carcere femminile dove, tra l'altro, è reclusa anche la donna che l'ha derubata. Un po' confusa, Mirta accetta, ricordandosi della parola del Vangelo: "Andate dunque ed imparate cosa significhi: misericordia io voglio e non sacrificio". Si reca quindi, con il gruppo, alla prigione e alla conclusione della Messa vede la donna. È un attimo: decide di salutarla con un abbraccio. "Lei si mette a piangere e mi chiede perdono – racconta Mirta -. Le rispondo che il Signore l'ha già perdonata e anch'io. Mi chiede di pregare per i suoi figli e le prometto che lo farò".

venerdì 7 giugno 2013

1 Pietro 2,20


«Se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà grazia davanti a Dio» (1 Pt 2,20).

MISTERIOSA REALE SOLIDARIETÀ

Chi appartiene a Cristo deve vivere fino in fondo tutta la vita di Cristo. Deve crescere sino alla maturità di Cristo, (...) passare per il Getsemani e per il Gòlgota. E tutte le sofferenze che possono venir gli dall'esterno sono nulla a paragone della notte oscura dell'anima, quando la luce divina non brilla più e la voce del Signore non si ode più. Dio è sempre là, ma sta nascosto.

Le sofferenze e la morte del Cristo proseguono nel suo Corpo mistico, e in ognuno delle membra di esso. Soffrire e morire è il destino di ogni uomo. Ma se egli è un membro del Corpo mistico di Cristo, il suo soffrire e il suo morire assumono per tramite della divinità del capo un valore espiatorio, co-redentivo.

Così, colui che è legato a Cristo persevererà inconcusso anche nella notte oscura della soggettiva lontananza da Dio e assenza di Dio; forse l'economia divina della salvezza impiega i suoi tormenti per liberare qualcuno che è oggettivamente incatenato dal peccato. Perciò voluntas tua! Anche, e anzi proprio in seno alla notte più tenebrosa.

Edith Stein
(La vita come totalità, Città Nuova, Roma 1990, pp. 204-205)

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Un’Esperienza di Vita:

Avevo accumulato stress. Per un po' sono riuscito a non farlo pesare in famiglia, ma ad un certo punto mi sono reso conto che c'era tensione tra Elke e me e questa si rifletteva sui bambini. Bastava un niente per farli litigare e in più non accettavano nessuna regola. Inoltre non avevo più il tempo e la calma per fare le piccole cose di casa, come ad esempio preparare la lavastoviglie, come è mio solito fare, o sparecchiare, ecc. Così non potevo continuare.

Ho cominciato a parlare a cuore aperto con mia moglie, le ho detto tutto ciò che mi pesava: gli sbagli fatti, le mie preoccupazioni, il non riuscire, insomma tutto. Insieme ci siamo aiutati, ci siamo ricordati una frase del Vangelo: "Gettate ogni preoccupazione in me...". Questa situazione particolare rimaneva, ma era affrontata diversamente: ho dato a Dio le preoccupazioni ed a me sono rimaste le sole occupazioni. Con Elke ci siamo rivisti nuovi, non guardando più gli sbagli commessi. Ora in casa si respira: i bambini sono sempre vivaci, ma in pace.

A.P., Germania


venerdì 3 maggio 2013

Luca 6,38


Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo” (Lc 6,38)


Vedendo le folle, Gesù ne sentì compassione” (Mt 9,36); esprime tutto l’amore di Gesù per gli uomini brancolanti nel buio. Amore che Egli ha ricevuto dal Padre: “Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5,8).

E nel chiamare e nel mandare i suoi apostoli, Gesù li rende partecipi dello stesso amore appassionato e gratuito per gli uomini: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8).

L’amore evangelico ha come prima caratteristica la gratuità, il prendere l’iniziativa, il non aspettare che sia l’altro a fare il primo passo, il non lasciarsi inquinare da calcoli e da interessi.

La gratuità è anche la condizione per annunciare il Vangelo con efficacia.

Se la gratuità è la prima qualità dell’amore, la povertà ne è la veste e l’alveo dove può scorrere. Gratuità e povertà si sono sposate sulla Croce, massima manifestazione di Gesù e del suo Vangelo. La Chiesa è chiamata a percorrere la stessa strada.

Teresa di Calcutta dichiarava che nella sua povertà estrema mai sono mancati un letto e una culla per accogliere i più poveri. Mentre, quando la gratuità e la povertà vengono meno, si esperimenta la sterilità. Chiara Lubich scrive: “Se un gruppo di uomini fossero veri servi di Cristo nel prossimo, presto il mondo sarebbe di Cristo”. L’amore gratuito è efficace ed ha una forza di attrazione irresistibile, perché lascia trasparire l’onnipotenza di Dio.

Dio non si lascia mai essere vinto nella generosità!

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Un’Esperienza di Vita:

Una sera mio marito torna a casa con la notizia che avremmo ricevuto una somma di denaro come eredità di una nostra parente. Mentre festeggiavamo l’inaspettata piccola fortuna, uno di noi dice: “Non possiamo tenerla solo per noi, sarebbe bello condividerla con chi ha bisogno”.

La sera successiva veniamo a sapere che una famiglia giunta in Italia dal Ruanda ha bisogno di aiuto. Abbiamo così trovato subito a chi donare la metà della somma ricevuta. Il nostro gesto ha poi suscitato in altre famiglie il desiderio di fare qualcosa. Di lì a poco abbiamo organizzato insieme una tombola il cui ricavato è stato donato per lo stesso scopo.

F. G., Italia


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Don Jo