venerdì 1 marzo 2013

Giovanni 8,7


«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7).


In un clima di disorientamento, incertezza, sfiducia, ci sono tante spiegazioni e risposte erronee, ma la fede vissuta ci dà sicurezza: Qualcuno non ci perde di vista.

Gesù ci apre una strada nuova: la salvezza! Paolo, nella lettera ai filippesi (3,8-14), parla della sua personale "novità" in seguito all'incontro con Gesù Cristo. Il suo è un autentico "miracolo di Pasqua": lo fa uscire da se stesso, dal proprio orgoglio, acquista occhi e cuore nuovi, incontra il Risorto e - di conseguenza - vive una vita nuova.

La novità è presente anche nella pagina del Vangelo (Gv 8,1-11). L'adultera, nell'incontro con Gesù: "Donna - le dice - dove sono i tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?".

"Nessuno, Signore", risponde la donna. "Neanche io ti condanno".

Stupita di tanto amore, si sente amata e perdonata: è ora una creatura nuova, capace a sua volta di amare e perdonare.

Ma questo dono del perdono viene accolto se si vive anche le parole che Gesù ha detto all’adultera alla fine: “Va’ e d’ora in poi non peccare più”, come noi diciamo nell’Atto di Doloro: “Prometto con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasione prossime di peccato”! Perciò per le tantissime persone che SI SONO LASCIATI scivolare nel relativismo, “la difficoltà più profonda dei nostri tempi” (Papa Benedetto XVI), i peccati rimangono non perdonati!

Nella sua omelia alla Messa prima del conclave che l’ha presto eletto Papa Benedetto XVI, l’allora Cardinale Ratzinger ha detto:
Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cf Ef 4, 14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. SI VA COSTITUENDO UNA DITTATURA DEL RELATIVISMO che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.” (http://www.vatican.va/gpII/documents/homily-pro-eligendo-pontifice_20050418_it.html).


Dall’altra parte sono quelli che giudicano presto gli altri mentre sono ciechi alla loro peccaminosità e ipocrisia. Oggettivamente dobbiamo giudicare il giusto dal non giusto secondo le azioni degli aggiri per non fare lo stesso e anche per pregare e offrire le nostre sacrifici per la loro conversione e poi forse offrire una parola di consiglio al momento giusto con amore e umiltà. Ma soggettivamente, ciò che succede nella testa di uno che fa ciò che sta facendo ciò che è male oggettivamente, i suoi motivi, le grazie ricevute da Dio, la sua storia personale, ecc., soltanto Dio sa questo, e perciò soltanto Dio può giudicare la colpevolezza di questa persona.

Dalla parte sinistra ci sono quelli che presuppongono che tutto va bene secondo la loro mentalità relativistica. “Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell’inferno… Una cosa ho notato e cioè che LA MAGGIOR PARTE DELLE ANIME CHE CI SONO (NELL’INFERNO), SONO ANIME CHE NON CREDEVANO CHE CI FOSSE L’INFERNO” (Diario, 741).

Dalla parte a destra ci sono quelli che hanno il vizio di fare come gli scribi ed i farisei che hanno condotto una donna che avevano sorpreso in adulterio. GLI SCRIBI ED I FARISEI ERANO CIECHI ALLA LORO IPOCRISIA perfino al punto che Gesù ha detto: “Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20).
“Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? (Mt 7,3; Lc 6,41).

Mancano alle persone di tutti i due parti l’umiltà e la fiducia in Dio e quindi non stanno cercando di vedere la cose da punto di vista di Dio ma dal loro punto di vista come fosse loro a decidere ciò che è giusto o non giusto come il serpente ha tentato Adamo e Eva (Gen 3,4-5).

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Un’Esperienza di Vita:

Avevo 17 anni quando, aspettando un figlio, mi sono sposata: dopo dieci faticosi anni ho divorziato. Ho incontrato poi Marco, il mio attuale compagno. A questo fallimento, si aggiungeva la consapevolezza che finiva anche un rapporto chiaro con la Chiesa e forse con Dio: come divorziata non sarei più stata ben accetta in Chiesa.

Che cosa sarei stata se un prete non mi avesse detto: "Dio ti ama immensamente, anche così come sei?". Se non mi avesse tenuto in Chiesa nonostante la mia condizione? Ho sentito che nella parrocchia c'era un posto anche per me. E da qui è ripreso il mio cammino di fede. Il primo frutto è stato l'insorgere in me dell'esigenza della preghiera, della Messa e perfino del Rosario. La mia vita è cambiata e con la mia anche quella di Marco e di mio figlio Lorenzo.

Ho scoperto che anche tutto il dolore passato aveva un senso, era legato al grido di Gesù in croce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". A quel grido ho legato la sofferenza di non poter ricevere l'Eucaristia, ho legato il rivedere il mio precedente matrimonio al tribunale ecclesiastico. Le esperienze compiute mi sono preziose nel Gruppo del Vangelo dove sono tanti quelli che stanno vivendo ora quello che io ho vissuto in precedenza.

(Cecilia, Modena)

sabato 2 febbraio 2013

1 Giovanni 3,14


«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli» (1 Gv 3,14).


Per passare dalla morte alla vita, è fondamentale di perdonare. E’ molto difficile a perdonare, anzi, di poter perdonare una grande offesa è impossibile senza chiedere l’aiuto di Dio.

Il re David è un uomo buono. Davanti a Saul, suo nemico, vede al di là del diritto e non si vendica.

Vive profondamente la “regola d’oro” dell’etica di tutte le religioni ispirate da Dio: “Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”.

Molti tra noi sono buoni, consapevoli della fragilità umana: viene naturale essere misericordiosi, comprensivi, perdonare in alcune circostanze della vita.

Ma Gesù vuole che la nostra bontà sia la stessa di Dio, ci chiede il massimo, l’impossibile per la fragile nostra situazione umana: “Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono…”.

La verità è nell’assurdo del Calvario quando, all’apice della più grande ingiustizia, risuona una voce morente: “Perdona loro, perché non sanno quello che fanno!”.

Le guerre di tutti i tipi, i muri, le divisioni, i tribunali, l’ordine delle leggi sono istituzioni di un mondo che si crede reale e giusto, mentre invece è un insieme di assurdità.

Dammi Signore le calde lacrime del perdono, la pace della misericordia, la ricchezza del dare, la misura di Dio in ogni azione e così vivrò la tua stessa vita.

Il mondo continui a sognare, mentre tu ci dirai “beati” liberandoci da “guai a voi”.

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Un’Esperienza di Vita:

Per un motivo apparentemente banale era nata una grandissima incomprensione con Ahmed, un amico egiziano che ha subito una delicatissima operazione e che amo come un fratello.

Mi ero insolitamente molto arrabbiato.

Dovendo però io partire per un convegno, ci eravamo incontrati per rappacificarci e tutto sembrava risolto.

Rientrato dopo circa una settimana, inspiegabilmente non riuscivo a mettermi in contatto con lui. Finalmente una sera sono andato a casa sua (era la terza volta) e l’ho intercettato in una strada vicina.

Non riesco a perdonarti – mi dice subito -; io posso farlo con i miei nemici, perché in fondo non mi interessano, ma alle persone più care non riesco a perdonare”.

Gli dico: “Ti chiedo ancora scusa e perdono. È vero, non ci siamo capiti. Non mi meraviglio che tu non riesca a perdonarmi. È normale, nessun uomo può farlo. Solo Dio, Allah, può aiutarci. È un dono suo che ci concede se glielo chiediamo. Se tu sei d’accordo, lo facciamo insieme, pregando in silenzio”.

La strada era illuminata ed abbastanza frequentata perché vicina alla stazione. Silenziosamente ci siamo concentrati a lungo ed abbiamo pregato Dio Padre (che Ahmed chiama Allah).
Quando abbiamo finito lui mi ha guardato dicendomi: “Ti ho perdonato, è la prima volta che lo faccio subito”.

Certo – ho replicato -, questa volta è stato possibile perché lo abbiamo chiesto a Dio e lui lo concede ai suoi figli”.

Passeggiando, gli ho anche detto: “Vedi, tutti abbiamo bisogno di essere perdonati. Nel Vangelo c’è scritto come fare: se perdoni poco ti è perdonato poco, se perdoni molto ti è perdonato molto, se perdoniamo tutto ci è perdonato tutto. Questo è scritto nel Vangelo e vale per tutti gli uomini. Sicuramente ci sono cose altrettanto belle nel Corano: se puoi, cercale e fammele conoscere”.
Eravamo nella gioia piena.

Senti Ahmed – gli ho chiesto -, cosa ne dici se ringraziamo Allah?”.

Ci siamo di nuovo fermati e silenziosamente, intensamente, lo abbiamo ringraziato.

Francesco C., da “Città Nuova”


mercoledì 2 gennaio 2013

Matteo 9,13


«Andate dunque e imparate che cosa significhi: misericordia io voglio e non sacrificio» (Mt 9,13).


Il Caravaggio, quando ha dipinto la chiamata di Levi, ha avuto una grande intuizione: ha identificato lo sguardo di Gesù con il raggio di luce che illumina i volti di Levi e dei suoi amici gabellieri.

La misericordia ha bisogno di incontrarsi con la miseria, per poter manifestarsi. Il Figlio dell'uomo è venuto non per i giusti, ma per i peccatori. "Misericordia voglio, non sacrificio".

Farci conoscere dal Signore è svestirci delle foglie di fico con cui vogliamo nascondere la nostra nudità e lasciarci vestire del suo abbraccio. Se ci lasciamo amare, poi saremo capaci anche noi di amare: venderemo tutto per possedere il tesoro nascosto, la perla preziosa.

Levi, il cui nome ancora oggi fa pensare a chi vive con ossessione per il denaro, diventa Matteo, evangelista e evangelizzatore, martire, tutto di Dio, fino al dono della vita.

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Un’Esperienza di Vita:

Quando mio marito ci ha abbandonato, Luca aveva quattro anni e per lui ho trovato la forza di continuare a vivere.

Un giorno ho sentito, per la prima volta, dire che Dio è amore e sostiene chi soffre... Ho intuito che dovevo dare una svolta decisa alla mia esistenza. Per Luca dovevo essere madre e padre, senza offuscare con il mio profondo risentimento il suo legame con il padre.

Cercando di vivere il Vangelo passo a passo, in me si è operato un cambiamento; il grande amore verso un solo uomo si stava riversando su chi mi passava accanto: parenti, amici, colleghi, alunni...

Dopo un silenzio di quasi dieci anni, Luca ha incontrato il padre e, non essendo cresciuto nel risentimento, gli è sembrato normale riprendere i contatti con lui.

L'anno scorso Franco è stato in ospedale ed ho consigliato Luca di andarlo a trovare. Quando abbiamo avuto grossi problemi economici a Luca è venuto spontaneo chiedere aiuto a suo padre che gli ha dato piena disponibilità. Lui, che un tempo ci aveva privati di tutto portandosi via persino i cucchiaini, ora cominciava a restituirci non quello di cui ci aveva privato, ma l'amore che gli avevamo dato.

(E.F., Italia)


lunedì 3 dicembre 2012

Giovanni 1,12


A quanti l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).

Si trova questo versetto nella liturgia di natale, quando meditiamo sulla venuta di Dio sulla terra.

Nella liturgia di natale le letture mettono in evidenza che Dio stesso si dischiude, Lui stesso si dà a noi, penetrando nelle nostre vite, Lui stesso fa scaturire la fonte del nostro futuro dal terreno della nostra vita.

Perché Egli si è unito a noi, è divenuto radicalmente il Dio-con-noi e il Dio-per-noi, è cominciato ormai definitivamente il suo regno. Il sole non illumina più da oltre l’orizzonte solo alcune poche stelle che danno testimonianza di lui, ma supera la linea dell’orizzonte, sorge, vuole che sia giorno pieno.

Allora cosa succede per me, per te, per ogni uomo?

Possiamo camminare e vivere nella luce di Dio, nella luce presente ed eterna di Dio. “Viene nel mondo la luce vera!”: con queste parole Gesù intende dirci che Dio ha radicalmente mutato la propria posizione nei confronti della nostra vita, che irrompe in questa nostra vita, che con Lui il futuro trapassa in un presente durevole, che nessun timore e nessuna insicurezza potranno più mettere in forse.

La fonte del futuro ci si fa presente, Dio sorge e dalla periferia viene al centro della nostra vita.

Però per potere “diventare figli di Dio” dobbiamo fare la nostra parte. Si legge nei due versetti prima di questo versetto:
Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto.” (Gv 1,10-11).

Relativismo, secondo Papa Benedetto XVI, “è la difficoltà più profonda dei nostri tempi.” (http://popebenedictxviblog.blogspot.it/2005_05_01_archive.html).

Nella sua omelia alla Messa prima del conclave che l’ha presto eletto Papa Benedetto XVI, l’allora Cardinale Ratzinger ha detto:
Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cf Ef 4, 14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. SI VA COSTITUENDO UNA DITTATURA DEL RELATIVISMO che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.” (http://www.vatican.va/gpII/documents/homily-pro-eligendo-pontifice_20050418_it.html).

Credo che ci sono tantissime persone che sono nell´illusione di essere a posto con la propria coscienza, o secondo la logica del mondo, o secondo il pensiero comune ("fanno tutti così"!), o secondo il criterio del diavolo, MA NON SECONDO IL CRITERIO DI DIO, cioè secondo LA VERITA´! Questo è l´inganno fondamentale di Satana dall´inizio dell´umanità e per sempre (Gen 3,4-5)! Noi esseri umani siamo veramente abili e bravi nell'ingannarci, VOLUTAMENTE, e poi ce ne dimentichiamo così facilmente! Questa è la grande trappola di oggi per innumerevoli anime. Poche persone oggi si confessano. Quando moriremo, Gesù ci chiederà se abbiamo cercato la verità da Dio nella sua rivelazione nelle Sacre Scritture interpretata dalla sua Chiesa, o abbiamo deciso e determinato noi, da soli (piccoli dei!), la verità. L’altro giorno un uomo che non va mai alla Messa mi ha detto al suo negozio: “Io sono apposto”! E io ho chiesto lui: “Secondo chi?” Per lui, totalmente immerso nel relativismo, c’è soltanto un “chi”: lui stesso; Dio, la Bibbia, la Chiesa non c’entrano in nessun modo nel suo convinzione: “Io sono apposto”! MA QUANDO LUI MUORE, CHI SARÀ CHE DECIDE SE LUI È APPOSTO O NO?

In questo periodo di natale passiamo più tempo con Lui che ci ama più di tutti, con Gesù bambino, davanti al tabernacolo, per lasciare quel Bambino parlare ai nostri cuori, per lasciare le sue grazie penetrare lentamente e far morbido i nostri cuori per poter fidarci a Lui e la Sua santa volontà anche se dobbiamo cambiare vita e soffrire con Gesù sulla croce. Questo Bambino ci vuole molto più bene che noi vogliamo bene a noi stessi se ci fidiamo a Lui invece alla nostra intelligenza e la nostra sapienza umana. Chiediamo aiuto dalla Mamma di questo Bambino che ci porta docilmente con tanta amore al suo bambino, e ci aiuta a diventare come il suo Figlio. In questo modo possiamo veramente “diventare figli di Dio”!

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Un’Esperienza di Vita:

Il 28 novembre scorso mi trovavo ad Abidjan con mio marito, che aveva bisogno di controlli medici, mentre i nostri figli erano rimasti a Man. E proprio quella notte quella città è stata presa dai ribelli. Appena l’abbiamo saputo, abbiamo telefonato ai ragazzi bloccati lì (funzionava ancora il telefono), raccomandando loro di essere molto prudenti e di attenersi ai suggerimenti che avremmo via via dato. Quella stessa notte però quattro ribelli si introducevano in casa nostra. Dopo aver derubato i nostri figli dei pochi soldi che avevano e del loro cellulare, volevano arruolare a forza il nostro Jean-Louis che ha un fisico da atleta. Invano i fratelli supplicavano di lasciarlo stare.

D’un tratto, inspiegabilmente, il capo dei ribelli ha rinunciato al suo proposito, e nel momento di lasciare la casa ha sussurrato all’orecchio della nostra figlia maggiore: “Andate via di qua al più presto: per questa volta lasciano stare vostro fratello, ma ritorneranno domani”. Poi indicò il sentiero da prendere.

Sarebbe stata una trappola? Dio solo sapeva. Comunque i ragazzi sono partiti appena fatto giorno. Con pochi soldi in tasca, hanno percorso a piedi 45 chilometri prima di arrivare ad una cittadina da cui continuare il viaggio a bordo di un camion. Ma il prezzo del trasporto, data la situazione, era triplicato. Uno sconosciuto però li ha fatti salire pagando per tutti e, nonostante le insistenze dei ragazzi non ha voluto lasciare l’indirizzo perché in seguito noi potessimo rimborsarlo.

Arrivati a Duokoué, i nostri figli hanno trovato alloggio da una famiglia anch’essa sconosciuta. Sono stati rifocillati, fatti lavare e accompagnati alla stazione per proseguire in pullman fino a Abidjan.

Al loro arrivo ad Abidjan, io e mio marito abbiamo pianto nel vedere in quali condizioni erano ridotti i nostri ragazzi; ma più forte per loro era stata l’esperienza dell’amore di Dio. L’indomani li abbiamo accompagnati a Dabou, presso un loro zio. Jean-Louis come prima cosa ha domandato dove si trovava una chiesa. “Sai, papà - gli ha confidato -, il tuo Dio è veramente forte!”. Proprio lui che, pur battezzato, ma non avendo ancora radici salde nella fede, era arrivato a dubitare della sua stessa esistenza.

Christine, Costa d’Avorio

venerdì 2 novembre 2012

Giovanni 14,23


«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).



L'osservanza della Parola, come risposta all'Amore, determina la presenza di Gesù in coloro che lo amano e in lui confidano.

E in questa realtà vissuta, Gesù si accosta alla gente e la gente riscopre la gioia dell'incontro con lui.

La Parola va sì conosciuta, annunciata, ma - perché parola di Dio che ha l'odore della terra e il sapore del cielo - va prima di tutto e soprattutto accolta, amata e vissuta. Allora darà il suoi frutti!

Per questo i credenti non hanno alcun motivo di inquietudine e turbamento. I nostri dolori, le impreviste disgrazie, le assurde malattie ci possono ricordare il grido di Gesù: "Dio mio, perché mi hai abbandonato?".

Proviamo, dunque, a riconoscere Gesù in tutte le angustie, le strettoie della vita, in tutte le oscurità, le tragedie personali e altrui, le sofferenze dell'umanità che ci circonda. Sono lui, perché egli le ha fatte sue. Basterà dirgli con fede: "Sei tu, Signore, l'unico mio bene", basterà fare qualcosa di concreto per alleviare le "sue" sofferenze nei poveri e negli infelici, per andare al di là della porta, e trovare al di là una gioia mai provata, una nuova pienezza di vita” (Chiara Lubich).

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Un’Esperienza di Vita:

Siamo un gruppo di ragazzi di una piccola città del nord Italia, e da un po' di tempo abbiamo deciso di impegnarci insieme a vivere il comandamento nuovo di Gesù, cioè amarci a vicenda come Lui ci ha amato, per costruire fra di noi un pezzetto di mondo unito. Così, ogni due settimane, ci ritroviamo a casa mia per passare un po' di tempo assieme e per raccontarci come ognuno di noi ha cercato in quei giorni di amare e di vivere le parole del Vangelo.

Il comunicarci le esperienze è molto importante per noi: ci aiuta, infatti, a rafforzare l'unità tra di noi e a superare qualche momento difficile. Cercando di mettere in pratica le parole del Vangelo, scopriamo quanto è bello amare chiunque ci passa accanto: la persona anziana a cui cedi il posto in pullman; l'immigrato che incontri al semaforo; il compagno di scuola che non riesce a risolvere un problema o sta passando un momento difficile; l'amico che ti sembra troppo prepotente; i fratelli e le sorelle con cui dividi la camera; e, sembra strano, ma anche i professori che ti stanno antipatici.

Certo per queste esperienze non verremo citati nei libri di storia. Però la gioia dell'unità che si crea fra di noi e che vogliamo portare a tanti altri ragazzi, ricambia 100 volte tutta la fatica che a volte possiamo incontrare nel costruirla.

Mirco, Alex, Mario e Vincenzo

lunedì 1 ottobre 2012

Luca 5,5

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«Sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,5).

La folla si era radunata attorno a Gesù per ascoltare la sua parola. I discepoli sono sulla barca da dove il Maestro parla; dopo una notte di fatica inutile sperimentano, nell’obbedienza alla sua Parola, l’abbondanza dei frutti. La stanchezza e lo stupore di Pietro e dei suoi compagni per quell’invito tanto inatteso, lasciano il posto alla fiducia e all’abbandono in Gesù, che da quel momento in poi li farà diventare pescatori di uomini, chiamati cioè a continuare la sua missione.

A questo passaggio Gesù chiama ogni credente, proprio quando la fede è messa alla prova in mille modi. Seguirlo significa decisione, impegno, perseveranza, mentre in questo mondo tutto sembra invitare al rilassamento, alla mediocrità, al ‘lasciar perdere’. Il compito appare troppo grande, impossibile da raggiungersi o fallito in anticipo. Ma, come per Pietro, è proprio la sterilità, il peccato stesso riconosciuto e confessato a Gesù, che diventa il luogo non del fallimento ma della chiamata.

Sulla tua parola, Signore... mi rimetto a continuare quel compito lasciato a metà, mi sforzo di ristabilire quel rapporto interrotto, mi ributto ad aiutare... Occorre aver fiducia nella sua Parola, senza mai dubitare su ciò che Egli ci chiede. Anzi, basare ogni momento della nostra vita sulla sua Parola.

Fonderemo così la nostra esistenza su ciò che vi è di più solido, sicuro e contempleremo nello stupore che proprio là, dove ogni risorsa umana viene meno, Egli interviene e che là, dove è umanamente impossibile, raccoglieremo frutti di vita.

Alberto P.

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Un’Esperienza di Vita:

Erano trascorsi alcuni mesi dal giorno in cui avevo affrontato piena di speranza il nuovo lavoro in Belgio tra fiamminghi. Ma ora un senso di sgomento e di solitudine mi attanagliava l’anima. Sembrava che tra me e le ragazze con cui lavoravo e vivevo si fosse eretta una montagna insormontabile. Mi sentivo isolata, straniera tra quella gente che avrei voluto soltanto servire con amore. Tutto dipendeva dal dover parlare una lingua che non era né mia, né di chi ascoltava. Mi avevano detto che in Belgio parlavano il francese e io l’avevo imparato, ma a contatto diretto con quel popolo mi ero accorta che i fiamminghi studiano il francese soltanto a scuola e in genere lo parlano malvolentieri. Tante volte avevo cercato di spostare quel muro di emarginazione che mi teneva lontana dalle altre, ma invano. Che potevo fare per loro?

Vedevo ancora davanti a me il volto della mia compagna Godeliéve, pieno di tristezza. Quella sera si era ritirata nella sua stanza senza toccare cibo. Io avevo tentato di seguirla, ma mi ero arrestata davanti alla porta della sua camera, timida e titubante. Avrei voluto bussare... ma quali parole usare per farsi intendere? Ero rimasta lì per qualche secondo, poi mi ero arresa ancora una volta.

La mattina dopo entrai in chiesa e mi misi in fondo, con il viso tra le mani per non far scorgere le lacrime. Era quello l’unico posto dove non occorreva parlare un’altra lingua e neppure era necessario spiegarsi. Abbassai gli occhi sul Vangelo di quel giorno e trovai: “Abbiate fede, io ho vinto il mondo”. Queste parole scesero come olio nell’anima e provai una grande pace. Rientrando per la colazione, notai che la prima a scendere dalle stanze fu Godeliève, che cercava un caffé in fretta, per non vedere nessuno. Ma lì si arrestò; forse la mia pace aveva toccato il suo animo in modo più forte di qualunque parola.

Quella sera, sulla strada di ritorno verso casa, Godeliève mi raggiunse con la bicicletta e sforzandosi di parlare in modo a me comprensibile, mi sussurrò: “Non sono necessarie le tue parole; oggi la tua vita mi ha detto: ama anche tu!”. La montagna si era spostata.

Lella



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In questa Parola di Vita si legge:
Dopo una notte infruttuosa, Pietro, esperto nella pesca, avrebbe potuto sorridere e rifiutarsi di accettare l’invito di Gesù a gettare le reti di giorno, momento meno propizio. Invece, passando oltre il suo ragionamento, si fidò di Gesù.”

Quanti “Cattolici” hanno “sorriso e hanno rifiutato” l’enciclico di Papa Paolo XI, Humanae Vitae e non hanno “passato oltre il loro ragionamento per fidarsi di Gesù”, e adesso vediamo adempiersi le profezie di questo enciclico nella distruzione delle cellule fondamentali della nostra società, la famiglia?

PAPA PAOLO VI CI HA PROFETIZZATO DEI “GRAVI CONSEGUENZE DEI METODI DI REGOLAZIONE ARTIFICIALE DELLA NATALITÀ” NEL SUO ENCICLICO: HUMANAE VITAE:
Gli uomini retti potranno ancora meglio convincersi della fondatezza della dottrina della chiesa in questo campo, se vorranno riflettere alle conseguenze dei metodi di regolazione artificiale delle nascite. Considerino, prima di tutto, quale via larga e facile aprirebbero così alla infedeltà coniugale ed all’abbassamento generale della moralità. Non ci vuole molta esperienza per conoscere la debolezza umana e per comprendere che gli uomini - i giovani specialmente, così vulnerabili su questo punto - hanno bisogno d’incoraggiamento a essere fedeli alla legge morale e non si deve loro offrire qualche facile mezzo per eluderne l’osservanza. Si può anche temere che l’uomo, abituandosi all’uso delle pratiche anticoncezionali, finisca per perdere il rispetto della donna e, senza più curarsi del suo equilibrio fisico e psicologico, arrivi a considerarla come semplice strumento di godimento egoistico e non più come la sua compagna, rispettata e amata.” (Humanae Vitae, no. 17; http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_25071968_humanae-vitae_it.html).

QUANDO TANTI PAESI SI SONO TROVATI CON PIÙ BENESSERE DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE, e anche con la scoperta della “pillola” (1960), tantissimi cattolici (e non-cattolici) aspettavano per la Chiesa, guidata dalla “PIETRA” (Mt 16,18), di aggiornarsi secondo la mentalità del mondo. Così quando Papa Paolo VI ha scritto il suo enciclico fondamentale e profetico, “HUMANAE VITAE” (1968), c’era una reazione incredibile negativa non soltanto dalla parte dei laici ma anche dalla parte di cosiddetti “teologi”, tanti preti e vescovi, perfino alcune conferenze episcopali intere si sono opposte contro il Papa (e.g., i vescovi canadesi, “Dichiarazione di Winnipeg”)! Non possiamo immaginare che tenebre porta alla terra questo egoismo radicale nel cuore della cellula fondamentale della società, LA FAMIGLIA! E poi ci domandiamo perché il mondo va male e l’economia sta crollando!?! Per la prima volta mai nella storia del mondo, ci sono più nonni che bambini che lavorano per pagare la pensione dei nonni!

ERA PERFINO CONTRO LA LEGGE CIVILE IN TANTI PAESI 60 ANNI FA DI VENDERE O COMPRARE L’ANTICONCEZIONALI proprio perché hanno capito 60 anni fa in una cultura di vita quanto male fa queste cose al rapporto matrimoniale e perciò alla famiglia. 60 anni fa in un ambiente più sano si capiva che ognuno doveva fare i piccoli sacrifici per il bene comune. Oggi non c’è quasi nessuna preoccupazione per il bene comune se non che per i motivi egoistici di ognuno. Questa perdita di altruismo al bene comune spiega bene ciò che stiamo vedendo oggi. La decomposizione della nostra società, il meltdown (crollo) della civilizzazione orientale, è legato a questo!

QUANDO LA CHIESA ANGLICANA HA APPROVATO ALL’INIZIO L’USO DI ANTICONCEZIONI NEL 1930, ERA SOLTANTO PER MOTIVI GRAVI e esclusivamente per sposati che sono stati generosi alla vita. Comunque, offrendo una apertura per anticoncezione, la frase qualificante “per motivi gravi” era ignorata quasi subito. L’uso successivamente dell’anticoncezione era visto come un comportamento virtuoso, e perfino l’olocausto silenzioso dell’aborto è diventato una scelta etica e privata del controllo delle nascite. I bambini non-nati, non-voluti non hanno più una protezione legale; sono strappati in pezzi dopo essere ammazzati brutalmente. Che belle parole! “La libertà della scelta” della donna (“Pro-Choice”)! Questo è la “libertà” di uccidere per le nostre convenienze e le nostre comodità?!? Questo è un esempio fondamentale come gli uomini moderni e egoistici hanno staccato la libertà dalla verità come Papa Giovanni Paolo II ha indicato nel “Evangelium Vitae”. I BAMBINI NON SCELGONO DI MORIRE!

APPENA CHE NON SI VEDE LA VITA COME UN DONO PREZIOSO MA SOLTANTO COME MERCE DI CONVENIENZA, LA NOSTRA SOCIETÀ SI AFFONDERÀ NEL CAOS DELL’INFERNO NELLA CULTURA DELLA MORTE!

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Quanti vescovi e sacerdoti hanno “sorriso e hanno rifiutato” di obbedire l’Istruzione sulla Maniera della Distribuzione della Santa Comunione, MEMORIALE DOMINI?

QUANDO MANCANO LA FEDE E L’UMILTÀ DAVANTI AL SANTISSIMO SACRAMENTO LE GRAZIE RICEVUTE PERSONALMENTE E PER TUTTA LA CHIESA E PER TUTTO IL MONDO SONO MOLTO DIMINUITE! La nostra bomba nucleare spirituale per poter sostenere il mondo in questa “lotta cosmica” (Giovanni Paulo II) è ridotta ad un fuoco artificiale, o peggio, un castigo! Quando i cattolici scivolano in questo difetto sottile che sembra a tanti insignificante, tutto il mondo soffre più che possiamo immaginare. Perfino i satanisti credono nell’Eucaristia; cercano di acquistare le Ostie consacrate per profanarle alle loro messe nere; nelle basiliche principali di Roma e in tante altre chiese, c’è una guardia accanto al sacerdote che distribuisce la Santa Comunione per fare sicuro che le persone mettono il Corpo di Cristo nella loro bocca e non Lo tolgono dalla loro bocca.

I vescovi e i sacerdoti che non hanno obbedito il Papa vivente dovranno rispondere per tutte le anime sotto la loro guida al momento della morte. Uno spaglio sottile di un pilota del aeroplano può causare la morte di tanti; un passeggero che cambia il suo posto all’altro parte dell’aeroplano non fa niente. Il 29 maggio 1969 la Congregazione per il Culto Divino pubblicò l’istruzione MEMORIALE DOMINI, contenente la legislazione sull’argomento che è ancora in vigore e che si potrebbe sintetizzare in questa maniera: la proibizione della Comunione sulla mano rimane vigente in modo universale e si esortano vivamente i vescovi, sacerdoti e fedeli che si sottomettano diligentemente a questa legge nuovamente ribadita. Tuttavia, DOVE SI FOSSE RADICATO QUESTO USO INTRODOTTO IN MANIERA ILLECITA, si prevede la possibilità di concessione a quei settori che NON SONO DISPOSTI A UBBIDIRE A QUESTA ESORTAZIONE. (http://www.rinascimentosacro.com/2008/11/itinerario-verso-il-fatto-compiuto.html).

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I figli dei genitori che non hanno obbedito la Santa Madre Chiesa hanno portato ancora più avanti questa logica di tornaconto e egoismo nascosto e la mancanza di rispetto e umiltà davanti a Dio infinito nell’Eucaristia fra tanti che frequentano la chiesa.

Visitate: “Una Lettera Aperta ad un Sacerdote Confratello” (http://testim-polo.blogspot.com/2009/05/open-letter.html).


domenica 2 settembre 2012

Giovanni 4,13-14


Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 13-14).


Quanta sete si soffre oggi, e tutti corrono ad abbeverarsi di nuovo, non ancora convinti di aver sbagliato sorgente!

C’è la Sorgente che disseta? Si, è Gesù.

Oggi l’attivismo ci svuota, ci spinge ad una corsa talmente affannosa da smarrire la direzione, e si sprecano infinite energie nel rincorrere obbiettivi assai provvisori.

Solo saziando quella sete che ti fa sentire amato dal Padre, da Lui valorizzato ed accettato pienamente, deponendo nelle sue mani ogni preoccupazione, cercando da Gesù le Parole-Luce che assegnano ad ogni dimensione della vita il giusto valore, scopri che non hai più bisogno di correre perché sei già arrivato, sei in Lui, nella pienezza della vita e ti muovi alla sua presenza.

Vorrai permetterti di amarti? Di trovare uno spazio degno per la tua vita interiore, per la preghiera e la meditazione, per dire grazie, per chiedere perdono, per riconoscere il tuo limite e la tua grandezza? Diventeresti una persona con cui si sta molto volentieri, come vicino alla sorgente! …e vicino alle sorgenti sono sorte intere città!

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Un’Esperienza di Vita:

Dopo i primi anni di matrimonio, ci siamo trasferiti in una casa più adeguata alle nostre esigenze. Quest’abitazione è dotata di un ampio garage. Spesso, ci siamo chiesti cosa fare di quest’ambiente, rimasto per anni inutilizzato.

Come coppia di Sposati missionari della Comunità di Villaregia, abbiamo voluto dare alla nostra vita di famiglia il colore dell’apertura missionaria. Il lavoro di Tino ci permette di avere qualche pomeriggio libero che utilizziamo per ritirare indumenti e medicinali nei vari centri di raccolta per la missione, esistenti nella nostra zona.

Quattro anni fa, c’è venuta un’idea: perché non mettere a disposizione il garage per lo smistamento dei medicinali? Questa intuizione ha accresciuto la vitalità della famiglia. Ogni martedì, circa cinquanta persone si radunano in casa nostra per selezionare i farmaci da spedire tramite i container. Dal primo pomeriggio fino a tarda sera è un continuo via vai di adulti e di giovani, che offrono il loro servizio ai fratelli poveri. Lo scorso anno, grazie alla generosità di tanti medici e farmacisti e all’impegno costante di questo gruppo di amici, siamo riusciti a preparare trentadue casse di medicinali, per un valore di circa tre milioni di euro.

Anche i nostri quattro figli, nonostante i loro impegni di studio, aderiscono all’iniziativa, felici di far spazio, fra le pareti domestiche, a fratelli vicini e lontani.

Tino e Marta, Tombelle (VE)