venerdì 3 agosto 2012

Matteo 10,32-33


“Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli” (Mt 10,32-33).

Quando scrive, Matteo si rivolge a cristiani che già conoscono opposizioni e persecuzione. È l’invito a testimoniare senza paure il Regno di Dio, il Vangelo che abbiamo scoperto e ricevuto come «il tesoro».

Ma il coraggio, l’ardimento di fronte alle più impreviste difficoltà non ce lo possiamo dare da noi: viene dal nostro Padre che conosce il numero dei nostri capelli e ci segue e custodisce come figli prediletti. La nostra «sicurezza», serenità e pace perché ci fidiamo credendo alla Parola di Gesù, sarà allora sempre la più eloquente testimonianza. Poi, al momento opportuno potrà seguire la parola, ma servirà nella misura in cui sarà frutto del nostro essere abbandonati all’Amore.

Tanti cristiani oggi hanno bevuto la bugia di Satana che Satana e l’inferno non esistano perché Dio è amore. Perfino tanti vescovi e parroci non credono che il diavolo esiste (http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/intervista%20a%20padre%20amorth.htm) e preferiscono di dire alle persone nelle loro diocesi nelle loro parrocchie ciò credono che le persone vogliono sentire! Satana si veste come un angelo di luce (2Cor 11,14) e perciò non ci dice tutta la verità che Dio, Che è Amore vero, rispetta la nostra dignità creati nell’immagine di Dio (Gen 1,26-27) e perciò rispetta la nostra scelta, il nostro libero arbitrio. Se una persona tutta la vita non cerca la Verità (“V” maiuscolo) fuori della sua testa ma fabbrica la verità (“v” minuscolo) comoda nella loro testa, Dio alla sua morte, confermerà questa scelta e quella persona sarà separata dalla Verità, Che è Dio, per tutta l’eternità. I santi ci spiegano che questa separazione definitiva della creatura dal Creatore è più doloroso che tutte le altre pene nell’inferno messe insieme. Qui sulla terra, se crediamo o no, quelli di buona volontà e quelli non di buona volontà sono circondati dall’amore di Dio. Alla morte, Dio, per amore, confermerà la nostra scelta per tutta l’eternità!

Perfino Papa Giovanni Paolo II doveva insistere con fermezza ai vescovi negli Stati Uniti (LA, 1987) di “riconoscere davanti agli uomini” la Verità (Gesù) e combattere contro un tipo di Cattolicesimo come un buffet con ampia varietà di scelte: “Talvolta è stato detto che un gran numero di cattolici, oggi, non aderisce agli insegnamenti della Chiesa su un gran numero di questioni, soprattutto riguardanti la morale sessuale e coniugale, il divorzio e le nuove nozze. Di alcuni è stato detto che non accettano la chiara posizione della Chiesa riguardo all’aborto. Si è notato inoltre che vi è una tendenza, da parte di alcuni cattolici, ad essere selettivi nella loro adesione agli insegnamenti morali della Chiesa. Alcuni sostengono che il dissenso dal magistero è del tutto compatibile con l’essere “buoni cattolici” e non costituisce un ostacolo alla ricezione dei sacramenti. Questo è un grave errore che rappresenta una sfida all’ufficio magisteriale dei vescovi degli Stati Uniti, e dei vescovi di altri Paesi. Desidero incoraggiarvi nell’amore di Cristo ad affrontare coraggiosamente nel vostro ministero pastorale questa situazione, affidandovi alla forza della verità divina per guadagnare il consenso, e alla grazia dello Spirito Santo che è donata sia a coloro che proclamano il messaggio sia a coloro ai quali esso è indirizzato.” (http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1987/september/documents/hf_jp-ii_spe_19870916_vescovi-stati-uniti_it.html).

Quando San Giovanni Battista ha detto a Erode “Non è lecito” di tenere la moglie del tuo fratello, ha perso la testa (Mt 14,1-12). Quanti cristiani sono pronti di perdere la teste per “riconoscere” la Verità, Gesù, “davanti agli uomini”? Quanti persone oggi non vogliono sentire le parole “non è lecito” attraverso l’esempio i cristiani autentici, e vogliono togliere i veri cristiani dalla piazza pubblica o mettere le loro teste “su un vassoio” come hanno fatto a San Giovanni Battista, per non sentire più “non è lecito”?

La nostra buona testimonianza e la preghiera è più importante oggi che mai nella storia del mondo. Quando pochi persone pregano, quelli nella schiera di Satana vanno avanti. La tecnica di plagiarci la testa e condurci in una direzione che non vogliamo andare, senza farci accorgere, è molto avanzata oggi, avendo preso controllo dei motori della cultura: la mass media, le scuole e quasi tutte le istituzioni religiosi. I veri cristiani oggi si sentono molto al loro disaggio di riconoscere la Verità, Che è Gesù, davanti agli uomini nella piazza pubblica. Oggi sesso libero è considerato una buona cosa; la castità è considerato una cosa molto strana. “Guai a colo che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre” (Is 5,20).

Se volete avere un piccolo assaggio di come le forze del male stanno incarnandosi oggi nel mondo, visitate: “Catholic Prophecy Today” (http://markbeast.blogspot.com) (tradurre con Google). In particolare per capire come ci stando plagiando in un modo molto distruttivo e subdolo, e anche la loro strategia bene studiata di togliere i veri cristiani dalla piazza pubblica e di farli sentire come ipocriti, leggete la parte: “37. The Astounding Impact of the Ruthless Manipulation of Militant Gay Activists!”.

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Un’Esperienza di Vita:

C’era un grande silenzio in classe mentre la professoressa di filosofia spiegava. Il suo discorso non faceva una piega: logico, convincente, appassionante. Eppure dentro una voce sottile mi spingeva a stare in guardia, per difendere la verità. Quel modo di ragionare infatti era molto pericoloso. Seguendo il pensiero di quel filosofo di cui si stava parlando, saremmo giunti a delle conclusioni assai sballate.

Si diceva che l’uomo può essere felice soltanto se vive da solo, se ha da bere e da mangiare a sufficienza, se ha una casa in cui riposare. Si arrivava ad affermare addirittura che la sua vita viene dal caso e che l’anima è mortale, destinata a finire con il corpo.

Finita la spiegazione la professoressa chiese che cosa ne pensavamo. Alcuni miei compagni dissero di essere d’accordo con il pensiero che lei aveva esposto. Io invece ero di un parere ben diverso. Superando il timore di trovarmi da sola contro tutta la classe, ho alzato la mano chiedendo la parola, sicura che lo Spirito Santo mi avrebbe suggerito cosa dire. Ho incominciato spiegando che la vita di ogni uomo è un bene prezioso che viene da Dio e non dal caso e che ci realizziamo non tanto estraniandoci dal mondo e pensando egoisticamente a noi stessi, ma se amiamo e viviamo per gli altri.

Come è possibile dire che Dio non esiste? Basta osservare l’equilibrio e l’armonia della natura per essere certi della sua presenza. Basta pensare all’uomo, alla sua grandezza, alle capacità che ha per capire che la sua vita viene da Dio e che è destinato a ritornare verso di Lui.

Le parole continuavano ad uscirmi con grande sicurezza, mentre la classe mi seguiva con molta attenzione. Mi rendevo conto che in quel momento ero come uno strumento che Dio stava usando per illuminare i miei compagni. Alla fine del mio intervento tutti hanno cominciato a darmi ragione. Avevano capito che non era giusto aderire al pensiero di quel filosofo.

All’uscita della scuola, la professoressa di filosofia mi si è avvicinata e mi ha sussurrato: «Sai, è stato molto bello quello che hai detto! Mi è servito moltissimo e anche i tuoi compagni ora la pensano come te!».

Era la prima volta che decidevo di dire apertamente le mie idee e Dio si è messo dalla mia parte.

Anna Rosaria, Roma




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Don Jo

Ps.
Sta diventando velocemente, nel mondo di oggi, molto difficile di riconoscere Gesù, la Verità! Quanti cristiani sono pronti di perdere i loro titoli, prestigi e il loro lavoro, e entrare in povertà per non negare Gesù, per non negare la Verità e per non fare un peccato grave, mortale, che uccide l’anima?!?

La riforma sanitaria di Obama? Un attacco alla libertà religiosa”
Radio Vaticana rilancia le critiche espresse sul Wall Street Journal dell’ex ambasciatrice statunitense presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon,
«Una flagrante violazione della libertà religiosa». Con questo titolo la Radio Vaticana rilancia oggi un articolo pubblicato sul Wall Street Journal dall’ex ambasciatrice statunitense presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, che attacca la riforma sanitaria voluta dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Secondo l’attuale presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, «se il testo non verrà cambiato, esso farà decadere la libertà religiosa dal suo posto preminente tra le libertà più amate da tutto il Paese».
La professoressa Glendon fa riferimento in particolare ad una norma di legge che renderebbe obbligatorio, anche per gli organismi cattolici, il pagamento di eventuali spese per contraccettivi, aborti e sterilizzazioni dei propri dipendenti. «L’obiettivo principale di tale norma - denuncia - non è tutelare la salute delle donne; si tratta, piuttosto, del tentativo di coscrivere le organizzazioni religiose nell’agenda politica». …(http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/stati-uniti-united-states-estados-unidos-15344/).

I medici nell’Inghilterra che si rifiutano di fare un intervento di cambiamento di sesso o di offrire anticoncezione alle donne non sposate possono essere banditi di esercitare la loro professione di medico. (http://winteryknight.wordpress.com/2012/05/24/uk-doctors-who-refuse-to-perform-sex-changes-can-be-banned-from-practicing/; http://www.telegraph.co.uk/health/healthnews/9284065/Doctors-could-be-banned-from-practising-for-refusing-to-give-unmarried-women-contraceptives.html).


Fra meno di un mese, spero di aggiornare un articolo più in dettaglio di queste cose in italiano al sito: “Una Lettera Aperta ad un Sacerdote Confratello” (http://testim-polo.blogspot.com/2009/05/open-letter.html).



lunedì 2 luglio 2012

Matteo 13,12


«A chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha» (Mt 13,12)

Questo brano del Vangelo di Matteo fa parte della parabola del seminatore. Il seme è la Parola. Questa non è semplicemente qualcosa di aggiunto all'uomo, qualcosa di cui l'uomo possa fare a meno. Terreno (la creatura umana) e il seme (la parola) infatti sono stati creati l'uno per l'altro. Non ha senso pensare al seme senza una relazione con il terreno. E quest'ultimo senza il seme è un deserto inabitabile. L'uomo così come lo conosciamo se taglia ogni relazione con la parola diviene steppa arida. La Parola è proprio per il terreno. Essa incontra e incrocia le aspirazioni dell'uomo, i suoi problemi, i suoi peccati, le sue nostalgie di salvezza, le sue realizzazioni nel campo personale e sociale.

E chi è questa Parola? È Gesù, la parola che ha posto la sua dimora in mezzo a noi. Nella parola di Gesù è presente Gesù stesso che parla, che ci parla. E così noi nella parola lo incontriamo. E accogliendo la parola nel nostro cuore, come Egli vuole che sia accolta (cioè essendo pronti a tradurla in vita), siamo uno con Lui ed Egli nasce e cresce in noi e così "siamo". Ma per questo occorre vivere la Parola, farla nostra; annullare noi per lei; metterla in cima ai nostri pensieri, ai nostri affetti. E con la Parola fiorisce la comunità cristiana.

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Un’Esperienza di Vita:

Le parole del Vangelo continuano a interrogarci, soprattutto quel "dare".

Allora per rendere più immediato ed efficace l'aiuto concreto abbiamo ideato un sito in internet. L'abbiamo chiamato "fagotto elettronico". Lì compare un elenco delle offerte: vestiario, attrezzi, case da affittare, lezioni da dare, possibilità per fare vacanze… e un elenco delle necessità. Questo semplice strumento si è rivelato molto utile, abbiamo potuto aiutare molte persone.

Ad esempio, una signora abbandonata dal marito, con due figli, lavoro non pagato bene, salute malferma, avrebbe bisogno di una macchina per andare a lavorare.

Una famiglia viene a sapere questa cosa tramite il "fagotto elettronico" e offre la sua macchina a un prezzo molto conveniente. Altre famiglie offrono un contributo per comprare la macchina che nel frattempo era stata revisionata. Nel giro di pochi giorni si consegna l'automezzo facendo una festa. Commozione e gratitudine. Attualmente anche quella signora offre un contributo per chi si trova in difficoltà.

J. T., Ungheria

sabato 2 giugno 2012

Giovanni 6,27

«Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà» (Gv 6,27).
(http://www.focolare.org/it/news/2012/06/01/giugno-2012/)

La festa del Corpo del Signore corre un rischio; che Gesù oggi offertoci come pane, sia ammirato, contemplato, adorato per le strade e per le piazze, ma poi rimanga chiuso negli ostensori e nei tabernacoli.

Ma Gesù dice: prendete e mangiate! Come vivere allora concretamente il dono dell'Eucaristia?

Dobbiamo prendere e mangiare. Cioè trasformarci in Gesù, essere Lui. Vivere non per sé stessi, ma perché Gesù possa essere, vivere e agire tra i cristiani.

I cristiani poi, tra di loro, se vogliono essere totalitari, devono comportarsi come membri di un solo corpo. Ma non basta. Durante la giornata questa comunione deve farsi concreta nei rapporti sociali in una comunione spirituale, di azioni, di beni.

Questo per i cristiani. Ma per chi non comunica al sacramento del corpo di Cristo? Dobbiamo essere noi con il nostro corpo comunione per loro: amando diamo Gesù.

Anzi, lasciandoci "mangiare" dagli altri, ci facciamo eucaristia per loro. Lasciarsi mangiare vuoI dire essere persone che non impongono se stesse, ma si fanno uno con tutti, che soffrono con chi soffre, godono con chi gode, partecipano alla vita, ai problemi, alle lotte, alle gioie degli altri.
In una continua donazione di amore essi si fanno ponte tra Gesù e l'umanità che così sarà raggiunta dall'invito di Gesù: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo!".

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Un’Esperienza di Vita:

Sul lavoro una cosa che mi ha sempre amareggiato molto è vedere che, se c'era un rimprovero da fare, veniva fatto davanti a tutti; addirittura è successo che una collega era stata rimproverata nel reparto.

Ho sempre chiesto a Gesù che ci fosse il momento giusto per fare qualcosa riguardo a questo. Qualche tempo fa è stata fatta un'assemblea sindacale e alla fine del suo discorso la sindacalista ha chiesto se c'erano domande e problemi da esporre. Era il momento opportuno per intervenire. Così ho chiesto la parola e ho esposto il mio punto di vista, dicendo che avevo assistito a rimproveri fatti a colleghe in pubblico e con parole offensive e trovavo che non fosse giusto: se una collega lavorava male o aveva sbagliato, era dovere della responsabile farglielo notare, ma la cosa doveva avvenire tra loro.

Le mie parole hanno suscitato un mormorio generale di approvazione. Qualche giorno dopo la nostra rappresentante sindacale mi ha detto che il mio intervento era stato molto importante, sapeva che ne avevano parlato ai vertici e insieme constatavamo che da allora non avevamo più assistito a scene di quel genere. Una volta ha detto: "Parlo volentieri con te perché sei una persona umana e corretta. Un tempo ero anch'io come te, cercavo di aiutare tutti, poi ho visto che quando ho avuto io bisogno non si è mosso nessuno, così ora mi faccio solo i fatti miei". L'ascoltavo cercando di "farmi uno" e sentivo che sotto c'era tanta sofferenza. Le ho detto che la capivo perché anch'io nella vita avevo dovuto affrontare tante prove, ma di una cosa ero certa: voltare le spalle alle persone non era la soluzione giusta per stare meglio.

(Daniela, VR)


mercoledì 2 maggio 2012

Luca 12,49



«Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49).

Subito dopo queste parole nel Vangelo di Luca, Gesù continua: “C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!” (v.50). Il fuoco può essere lo Spirito Santo purificatore o la carità. Il battesimo è il battesimo di sangue della Passione (Cfr. Mc 10,39). Questo fuoco dello Spirito Santo, della carità vera, viene acceso soltanto attraverso “il battesimo” della sofferenza nella nostra vita abbracciata per amore in unione con Gesù sulla croce. Paolo diceva: “Tutto io reputo una perdita allo scopo di guadagnare Cristo e ritrovarmi in Lui”.

Noi non perdiamo la vita per Gesù o, meglio, noi non ci ritroviamo in Lui solo con il martirio, ma anche facendo la sua volontà con amore momento per momento.

Pio XI, parlando della vita di Santa Teresina, tutta spesa per amore, la definiva “martirio quotidiano”, testimonianza di un amore eroico. Chi si allena ogni giorno in questo martirio di amore si trova preparato, se gli fosse chiesto, a subire il martirio del sangue: tutto per ritrovarsi in Gesù.

Tre farfalle vollero un giorno avvicinarsi al fuoco per conoscerlo. Fermandosi ad osservare una sentenziò: “È qualcosa che fa luce!”. La seconda, sentendone il calore, disse: “È qualcosa che riscalda!”. Ma la terza spiccò il volo, penetrò dentro di esso e divenne essa stessa fiamma viva. Essa sola ha capito che cosa sia il fuoco!

Se il sale non accettasse di sciogliersi, non varrebbe nulla; se il legno non accettasse di bruciare, non farebbe calore e marcirebbe inutilmente. “Chi perde la sua vita per me, la troverà”.

Un canto non è un canto finché è cantato. Una campana non è una campana finché è suonata. Dalla sua natura vera, l’amore non è amore finché è donato.

Dal cuore squarciato di Gesù sono scaturiti, come due fiumi, sangue e acqua, figure del Battesimo e dell’Eucaristia. Vivendo questi due sacramenti, che ci rendono figli di Dio e concorporei di Gesù, noi possiamo entrare nel cuore di Cristo e, per suo mezzo, nella voragine d’amore della Trinità.

Questo processo di trasformazione avviene ogni volta che, facendo il vuoto in noi stessi per amore, diventiamo capaci di accogliere il dono di Gesù in ogni prossimo che incontriamo.

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Un’Esperienza di Vita:

Ogni atto d’amore accende una luce. Se poi si compie tra il buio più profondo dell’odio, allora esso provoca un’esplosione di luce. Oggi, nella nostra cultura secolare, c’è meno vero amore cristiano che mai prima. Giorgio Bielecki, un prigioniero di Auschwitz, scrisse quello che avvenne quando padre Kolbe offrì la propria vita per salvare un prigioniero condannato a morte:

«Fu uno shock enorme per tutto il campo. Ci rendemmo conto che qualcuno tra di noi, in quella oscura notte spirituale dell’anima, aveva innalzato la misura dell’amore fino alla vetta più alta. Uno sconosciuto, uno come tutti, torturato e privato del nome e della condizione sociale, si era prestato ad una morte orribile per salvare qualcuno che non era neanche suo parente. Migliaia di prigionieri si convinsero che il mondo continuava ad esistere e che i nostri torturatori non potevano distruggerlo. Più di un individuo cominciò a cercare questa verità dentro di sé, a trovarla e a condividerla con gli altri compagni del campo.

Dire che padre Kolbe morì per uno di noi o per la famiglia di quella persona sarebbe riduttivo. La sua morte fu la salvezza di migliaia di vite umane. E in questo, potrei dire, sta la grandezza di quella morte. E finché vivremo, noi che eravamo ad Auschwitz, piegheremo la nostra testa in memoria di quello che è accaduto. Quella fu una scossa che ci restituì l’ottimismo, che ci rigenerò e ci diede forza; rimanemmo ammutoliti dal suo gesto, che divenne per noi una potentissima esplosione di luce capace di illuminare l’oscura notte del campo...».

lunedì 2 aprile 2012

Giovanni 15,3

«Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato» (Gv 15,3)

(http://www.focolare.org/it/news/2012/04/01/aprile-2012/)

Si trova questo versetto nel brano in cui Gesù parla della vite e i tralci (Gv 15,1-8). Perciò questi discepoli di Gesù sono “già mondi” perché vivono la sua parola di Gesù ognuno e insieme come comunità.

La vera vigna è la comunità di coloro che aderiscono a Gesù, come i tralci al ceppo. Solo chi resta unito a Gesù, come il tralcio alla vite, appartiene alla vigna del Padre. Il discepolo che segue Gesù è chiamato, ogni giorno, a dare la sua risposta alla Parola e così è innestato in Gesù. La Parola di Gesù, accolta e vissuta, è come un seme di rinascita e come un germe di vita, destinata a crescere incessantemente in chi la vive. Una fedeltà sempre più grande alla Parola è la condizione di ogni attività apostolica. Il tralcio può avere forza apostolica tanto in quanto è radicato nel Signore, dando testimonianza di Lui nelle sofferenze, nelle prove e persino nella morte. Questa in abitazione di Cristo è una fedeltà forte e coraggiosa, virile e quotidiana. Perché questa fedeltà del discepolo è garantita dalla fedeltà del Signore: “io in lui”.

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Un’Esperienza di Vita:

Simone Weil, ebrea convertita al cristianesimo, guardando un giorno delle piante alte e slanciate, con rami lunghi e frondosi, commentava che questi rami inondati dalla luce del sole, per il fenomeno della clorofilla, trasmettevano la linfa vitale a tutta la pianta e così le radici si ramificavano nelle profondità della terra. Concludendo il suo scritto, Simone Weil si poneva una domanda: “Ma le piante, allora, dove hanno le loro radici, in terra o nel cielo?”. E lei stessa rispondeva: “Nel cielo”. E concludeva: “Così anche noi abbiamo le nostre radici in cielo e quanto più uno è radicato in Dio, tanto più diventa uomo e tanto più entra nell’umanità e si fa compagno di ogni uomo”.

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P.s.

Penso che tutti voi vi rendete conto che il mondo sta cambiando tanto, e velocemente. Gesù ci ha detto di guardare “i segni” dei tempi.

Come Papa Benedetto ci ha indicato, tantissime persone oggi sono caduto nella trappola più forte di Satana, relativismo. La filosofia di vita più facile per la grande maggioranza delle persone oggi è: “Occhio non vede, cuore non duole”; forse non duole oggi ma domani e dopo la morte?

“Ho notato che la maggior parte delle anime che ci sono (nell’inferno), sono anime che non credevano che ci fosse l’inferno” (Diario di Suor Faustina, 741; http://www.divinamisericordiacammara.it/DAL%20DIARIO%20DI%20SANTA%20SUOR%20FAUSTINA%201.pdf)

Se vogliamo o no, se crediamo o no, la vita è “una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre” (CCC 409; http://iqt.it/catechismo/caduta.htm#originale), ma se non si fa la fatica quotidiana di lottare contro queste “potenze delle tenebre”, ci porta silenziosamente e lentamente lontano da Dio e verso la loro dimora per tutta l’eternità.

“Vidi due strade: una strada larga cosparsa di sabbia e di fiori, piena di allegria, di musica e di vari passatempi. La gente andava per quella strada ballando e divertendosi. Giungevano alla fine, ma non s’accorgevano che era finita. Alla fine di quella strada c’era uno spaventoso precipizio, cioè l’abisso infernale. Quelle anime cadevano alla cieca in quella voragine; man mano che arrivavano, precipitavano dentro. E ce n’era un così gran numero, che era impossibile contarle. E vidi un’altra strada, o meglio un sentiero, poiché era stretto e cosparso di spine e di sassi e la gente che andava per quella strada aveva le lacrime agli occhi ed era piena di dolori. Alcuni cadevano sulle pietre, ma si alzavano subito e proseguivano. Ed alla fine della strada c’era uno stupendo giardino pieno di ogni felicità e tutte quelle anime vi entravano. Subito, fin dal primo momento, dimenticavano i loro dolori” (Diario di Suor Faustina, 153; http://www.festadelladivinamisericordia.com/page/il-diario.asp).

Quando hanno chiesto Beato Papa Giovanni Paolo II per un versetto da tutta la Bibbia di lasciare il popolo di Dio, lui ha risposto senza esitazione: “La verità vi fa liberi” (Gv 8,32)!

E’ vero che non sappiamo “l’ora” della Seconda Venuta di Gesù, ma possiamo sapere “che Egli è proprio alle porte”. La parola di Dio ammonisce il Cristiano di essere sapiente (Mt 10,16) e vigilante (Mt 24,42; Tit 2,13), soprattutto mentre il giorno del ritorno del Signore si avvicina (Eb 10,25). “Dal fico poi imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che Egli è proprio alle porte” (Mt 24, 32-34; Mc 13,28; Lc 21,29-31). “Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? (Lc 12,56; Mt 16,3).

Gesù ha detto a Santa Faustina “Preparerai il mondo alla Mia venuta” (Diario di Suor Faustina 429; http://www.parrocchiasantarita.it/contenuti/43/divina-misericordia/10/&print=1)

Se vi interessate, ho scritto qual cosina di questi segni nel mio blog: “Profezia Cattolica Oggi” (http://marchiobestia.blogspot.com).

Anche, per chi non ha già letto“La Testimonianza di Gloria Polo”, visitate: http://testim-polo.blogspot.com/.

Gloria Polo è morta dopo esser bruciata terribilmente da un fulmine il 5 Maggio 1995; è stata giudicata, poi è tornata in vita. Ci sono tantissime persone, come Gloria Polo, che sono nell´illusione di essere a posto con la propria coscienza formata dal loro criterio personale, o secondo la logica del mondo, o secondo il pensiero comune ("fanno tutti così"!), o secondo il criterio del diavolo, MA NON SECONDO IL CRITERIO DI DIO, cioè secondo LA VERITA´! Questo è l´inganno fondamentale di Satana dall´inizio dell´umanità e per sempre (Gen 3,4-5)! Noi esseri umani siamo veramente abili e bravi nell'ingannarci, VOLUTAMENTE, e poi ce ne dimentichiamo così facilmente!

Credo che questa testimonianza aiuterà tante persone di buona volontà, che non hanno paura di confrontarsi con la verità, per convertirsi alla Verità e di cominciare di vivere una vita nuova e appagante con Gesù Cristo. Per noi Cattolici ci aiuterà a fare un buon esame di coscienza seguito da una buona confessione sacramentale.

giovedì 1 marzo 2012

Giovanni 6,68

«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68).

(http://www.focolare.org/it/news/2012/03/01/marzo-2012/)

Quante parole ascoltiamo in una giornata! Ci sono parole semplici e difficili, dette per amore o per odio, che rasserenano o fanno arrabbiare. Parole dolci o di rimprovero. Ci sono parole che si imprimono nella memoria, che entrano nel cuore, altre che scivolano via e che noi dimentichiamo subito. Gesù, dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, si rivolge alla folla con un lungo discorso. Nella prima parte parla del mistero della sua persona. Nella seconda Gesù si sofferma a parlare del pane dell'Eucaristia. Ed egli si identifica con questo cibo: è Lui, Gesù, il pane vivo. Chi lo mangia si unisce profondamente a Dio e può vivere per Dio stesso.

Gli ascoltatori sono sorpresi e fanno fatica ad accogliere queste parole. Per questo tanti se ne vanno. Gesù vede incertezza di fede anche tra i dodici. Anche a loro domanda una presa di posizione. Risponderà Pietro a nome degli amici con un'autentica professione ed esperienza di fede cristiana: riconosce e testimonia che solo la rivelazione di Gesù può introdurre nella vita divina: "Tu hai parole di vita eterna", di vita piena. Le parole di Gesù sono parole di vita. Non solo perché si possono mettere in pratica, ma anche perché quando le vivi la tua vita acquista una pienezza particolare. Impariamo ad ascoltare la parola di Dio, distinguendola dalle mille altre parole che passano. È la Parola di un Padre che vuole il bene dei figli e per questo ci dona parole che danno senso alla vita quotidiana.

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Un’Esperienza di Vita:

Sono andata tante volte a trovare Franca in carcere. Il suo dolore, le sue angosce, tra le mura della prigione crescevano ogni giorno. Mi sentivo solo impotente, ma ogni tanto riuscivo a donarle un po' di serenità.

Un giorno mi ha detto: «Ti voglio bene perché sei come me».

Aveva manifestato il desiderio di venire a casa nostra nei periodi di permesso. Ne abbiamo parlato con i figli ed insieme l'abbiamo accolta con gioia. C'era con noi, allora, nostra madre, alquanto malata, ed era sorprendente vedere come sapeva consolarla.

Un natale poi, è stato speciale; lei era già a casa nostra quando è giunta la notizia dell'arrivo di mio fratello con tutta la sua famiglia.

Conoscendo il suo modo di pensare avevo timore che la presenza di Franca l'avrebbe turbato. Invece, vedendo la nostra disponibilità e la gioia che la mamma provava nell'aiutare quella ragazza sfortunata, dopo un primo momento di sorpresa si è sentito coinvolto in quel clima di solidarietà senza giudizi. Franca aveva ritrovato il calore di una famiglia.

N.S., Italia


P.s.

Mi raccomando tanto di leggere il libro:

Trattato Della Vera Devozione A Maria,

da San Luigi Maria Grignion de Montfort

(http://www.santorosario.net/trattato.htm).

In particolare leggete paragrafi 47-59 per i nostri tempi molto particolare nella storia del mondo e della Chiea!

Beato Papa Giovanni Paolo II ha scritto di questo libro:

“Leggendo questo libro era un punto decisivo di svolta nella mia vita. Dico “svolta”, ma in fatti era un viaggio interiore lungo… Questa “devozione perfetta” è indispensabile per qualsiasi persona che vuole darsi a Cristo, senza riserva, al lavoro della redenzione. E’ dal Montfort che ho preso il motto: “Totus tuus” (“Sono tutto tuo”). Un giorno dovrò dire a voi Monfortiani come ho scoperto “Il Trattato della Vera Devozione a Maria”, e quante volte ho dovuto rileggerlo per capirlo.”

giovedì 2 febbraio 2012

Marco 1,15

“Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15).

(http://www.focolare.org/it/news/2012/02/01/febbraio-2012/)

Nella Chiesa primitiva la Quaresima era il tempo prezioso dedicato al “catecumenato” cioè alla preparazione del Sacramento del Battesimo nella Veglia Pasquale. Anche per noi che abbiamo già ricevuto il dono della vita cristiana, la quaresima è momento prezioso per riflettere sul dono ricevuto, non solo per “sentirci” dei battezzati, ma specialmente per “vivere” da battezzati.

Questo è “convertirsi”: “cor-vertere” significa rovesciare il proprio cuore, cioè andare a Dio con “cuore nuovo”. La conversione non riguarda solo un pagano che abbraccia la fede in Cristo Salvatore, ma ogni cristiano, anzi quanto più uno è santo, tanto più sente il bisogno di andare a Dio con il “cuore rinnovato”. A questo ci invita il cammino dei quaranta giorni, aiutati dal dono della parola di Dio, perché essa diventi vita della nostra vita, un po’ come il pane che mangiamo che diventa nostra carne.

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Un’Esperienza di Vita:

HO CONDANNATO UN MORTO

Ho commesso un grosso sbaglio. Avevo saputo che Giovanni era morto in modo triste e vergognoso: dopo una nottata passata nell’ubriachezza tra le prostitute. Era ricco, aveva la sposa e figli, ma aveva anche delle pessime abitudini.

Oggi si fanno i funerali. Mi hanno chiamato perché benedica la salma. Ho detto che non sarei andato. Per la vita che aveva vissuto fino all’ultimo momento - ho risposto - non meritava la benedizione della Chiesa. Mi sembrava di dover difendere la giustizia, di dare un buon esempio al popolo, di fare insomma il mio dovere.

Rimasto solo, non ho avuto più pace. Mi sono domandato che cosa avrebbe fatto Gesù al mio posto e mi sono vergognato di me stesso. In questo momento di dolore, mentre la vedova e i figli piangono perché il papà non c’è più e perché è partito in quel modo, io, che potrei portare un po’ di sollievo, ho condannato un morto! Conosco dal di fuori la storia di quel uomo; solo Dio la conosce da di dentro. Suo giudice non sono io, ma quel Gesù che per lui ha versato il suo sangue! Quella notte non sono riuscito a prendere sonno.

Il giorno dopo sono andato a trovare la vedova e i figli. Ho chiesto loro perdono e abbiamo combinato insieme la data per la Messa di suffragio. Il fatto è stato risaputo dalla gente: il prete è andato a chiedere scusa! Forse questo gesto ha evangelizzato più di tutte le mie prediche!

don E. P., Italia