giovedì 2 giugno 2011
Romani 12,2
(http://www.focolare.org/it/news/2011/06/01/giugno-2011/)
Come possiamo evitare a conformateci alla mentalità di questo secolo, ma invece trasformateci rinnovando la nostra mente? In questo periodo di Pasqua, abbiamo sentito nella Liturgia la risposta di Pietro a Gesù che ci indica la strada!
Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo (Gv 21,17)
Con questa triplice risposta a Gesù, Pietro riceve il primato dell’amore, diventa il “vicario” di Cristo, ricevendo il ministero di amare sempre, tutti, fino in fondo, fino alla morte.
Dopo l’esperienza del peccato e delle sue conseguenze, del tradimento e del ritorno a un passato senza speranza, come una inutile notte di pesca, è dolce sentirsi chiamare da chi del mio peccato si è caricato e se ne dimentica e mi chiede solo di ricominciare ad amare, nel presente, come se il mondo cominciasse di nuovo. E ritrovarsi in una famiglia dove c’è una sola legge che vale per il primo e per l’ultimo, dove il primo deve essere l’ultimo perché l’autorità si misura con la maggior necessità di servire. Finalmente, sembra dire Pietro, ti ho capito, quando mi hai chiamato satana, quando ti sei piegato a lavarmi i piedi, quando mi hai fatto piangere amaramente con il tuo sguardo di paterno rimprovero e hai rifiutato la mia spada per difenderti.
Allora anche noi, diciamo con Pietro: “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo!”
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Un’Esperienza di Vita:
Avevo da un anno un buon lavoro, finalmente un’occupazione sicura, ma ecco che mi capita un incidente. Ero libero professionista, da tempo la ditta per la quale lavoravo mi aveva promesso che avrebbe acceso un’assicurazione per me, ma quando è successo l’incidente abbiamo scoperto che non lo aveva fatto e dopo i primi tre mesi di malattia mi ha fatto sapere che non mi avrebbe più pagato lo stipendio e che avrei perso il posto. Avrei potuto intentare un’azione legale, ma avrei dovuto citare come testimoni i miei ex colleghi mettendoli in gravissime difficoltà, con il rischio di far perdere loro il posto di lavoro. Con mia moglie abbiamo deciso di cercare di risolvere i nostri problemi senza danneggiare nessuno.
Dopo il quarto mese di disoccupazione, abbiamo cominciato ad avere difficoltà economiche. Il lavoro di Marta non bastava per mandare avanti la famiglia. La Provvidenza però non ci ha mai abbandonati aiutandoci a trovare, proprio al momento in cui ne avevamo bisogno, piccoli lavori che ci permettevano di tirare avanti. Insieme ai figli ogni sera cantavamo una “Ave Maria” su un’aria che mi aveva insegnato la nonna. Le chiedevamo aiuto non solo per noi, ma anche per chi sapevamo ne aveva bisogno.
Dopo sei mesi dall’incidente, quando la situazione dell’industria del nostro paese era in un periodo estremamente difficile, su segnalazione di un amico ho trovato un lavoro migliore di quello che avevo perso. A noi è parso una risposta… di Chi non si lascia mai vincere in generosità.
M. e J.L., Uruguay
domenica 1 maggio 2011
Matteo 22,37
(http://www.focolare.org/it/news/2011/05/01/maggio-2011/)
Come Gesù, anche sant'Agostino ha dato una risposta estremamente semplice a tutti i teologi, ai moralisti, ai canonisti: "Ama e fa' quello che vuoi".
Ma per amare bisogna aver conosciuto l'Amore, bisogna essere amore. Come Dio che ci ama ed è amore.
Gesù facendo dei due un solo comandamento, ci indica che il punto di incontro tra l'amore di Dio e il prossimo è l'Incarnazione. Dio che si fa carne, cioè uomo. Da questo momento la linea che ci porta a Dio passa obbligatoriamente per l'uomo, per il figlio di Dio che tutti noi siamo diventati.
Nell'Antico Testamento la legge dell'amore passava attraverso la "com-passione", per l'essere tutti immagine di Dio, per l'origine e il destino comune a tutti.
Oggi, l'altro è Gesù. In Lui si trova tutto Dio che si è offerto per noi e tutta l'umanità che in Gesù è stata ricreata a nuova vita attraverso la croce.
Essere cristiani quindi è semplice, basta amare. Ma estremamente impegnativo perché l'amore chiede tutto, dà tutto, è Dio.
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Un’Esperienza di Vita:
Lo scorso anno, impegnandomi a fondo, sono riuscito ad essere il primo della classe. Per questo ho ricevuto un premio in denaro dalla scuola. Ho dato i soldi ai miei genitori che li hanno usati, integrando la cifra, per comprare due libri che mi sarebbero serviti per quest'anno. Durante le vacanze, un amico me ne ha chiesto in prestito uno. Ne ero molto geloso, ma, vedendo in lui Gesù, gliel'ho dato, raccomandandogli però di usarlo con molta attenzione.
Un mese dopo sono venuto a sapere che questo libro era stato ricoperto di scritte e disegni e mi sono arrabbiato molto. Volevo che fosse Gesù a farmi capire cosa fare e così, per confrontarmi, sono andato a parlare con un compagno con il quale condivido un cammino spirituale. Lui mi ha detto che il mio amico aveva dimenticato sul tavolo di casa il libro: la sua sorellina vi aveva fatto quelle scritte e quei disegni. Ho capito che non dovevo essere attaccato ad una cosa che passa ed ho bruciato la collera in me.
Alcuni giorni dopo ho incontrato il mio amico, che era mortificato e non sapeva come dirmi dell'accaduto. Ho fatto io il primo passo per sdrammatizzare tutto e lui mi ha detto di aver già rivestito il libro con una bella copertina che nascondeva i "frutti" del talento della sorellina. Gli ho detto che la copertina trovata era troppo bella e ci siamo messi a ridere tutti e due!
(Rindra, India)
sabato 2 aprile 2011
Marco 14,36
“Non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14,36) (http://www.focolare.org/it/news/2011/04/01/it-aprile-2011/)
In questa parola che Gesù rivolge al Padre nel giardino degli Ulivi giunge al culmino il cammino dell'uomo che ritorna a Dio.
Dopo l'esperienza del peccato Adamo, “l'uomo vecchio”, sente per la prima volta nel suo cuore la paura di incontrare il Signore e perciò cerca di nascondersi. La voce del maligno l'ha messo in confusione creandogli un'idea sbagliata di Dio. Perciò fugge da Lui e dalla sua volontà e se ne va ramingo, prigioniero delle proprie paure.
Gesù mette fine a questa fuga, al vagabondare dell'uomo che si nasconde da Dio. Egli rivela il vero volto di Dio, quello di un Padre misericordioso che vuole il bene dei propri figli e li chiama a partecipare alla propria vita.
L'uomo Gesù non fugge ma cerca Dio, vuole che il proprio cuore batta all'unisono con quello del Padre. Questo rapporto si realizza nella preghiera; mettendosi a pregare in ginocchio Gesù costringe la sua (e nostra) umanità ad accogliere un disegno d'amore che ci supera. Dal “sì” al Padre nasce “l'uomo nuovo”, capace di dare la vita per amore superando ogni timore.
Anche noi, in questi giorni santi, ci raccogliamo in preghiera per prendere parte al processo di morte e di resurrezione di Gesù e così rigenerare in noi e intorno a noi “l'uomo nuovo”, quello fatto secondo la volontà del Padre.
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Un’Esperienza di Vita:
Un amico, Angelo, che scopro disoccupato, mi comunica un grande dolore: la morte della sua figlia neonata. Quando ci lasciamo ho in cuore un unico desiderio: fare qualcosa per lui. Il giorno dopo il mio primo pensiero è stato: voglio cercare lavoro per Angelo.
Tra le pochissime possibilità in un Paese con tanta disoccupazione, mi viene in mente Carlo, un altro amico, manager in una grossa ditta.
Ma la giornata che mi aspetta è così impegnativa che mi rendo conto che non riuscirò a contattarlo. Durante la messa mi lamento un po’ con Gesù: “Mi chiedi troppo!”.
Mentre sono per strada, per andare a trovare una persona che attraversa una situazione tanto dolorosa - uno dei compiti previsti per quella giornata - affido al Padre il lavoro di Angelo.
Ascolto per ore, con grandissima pace, quella persona che alla fine è veramente sollevata e contenta.
Tornando a casa, un messaggio. È di Angelo che ha trovato lavoro. È felice. E lo sono anch’io. Ma la sua seconda frase mi commuove proprio: il lavoro è presso la ditta di Carlo, il manager, col quale è venuto in contatto attraverso un’altra strada.
X. Z., Italia
martedì 1 marzo 2011
Luca 1,38
(http://www.focolare.org/it/news/2011/03/01/eccomi-sono-la-serva-del-signore-avvenga-di-me-quello-che-hai-detto-lc-138/)
Maria è la persona che ha risposto col proprio sì incondizionato a Dio: lei ha concesso spazio in sé a Dio. Nel sì, Maria è Madre che genera: in lei davvero l'amore di Dio si è fatto amore dell'uomo. Già solo questo fatto è scandalo. Aveva detto Fiatone che nessun Dio si mescola agli uomini, e aveva così espresso la desolazione del mondo antico, che avvertiva la distanza abissale tra Dio e l'uomo e la riteneva incolmabile. La colmò Maria. Nel suo "eccomi", lei è diventata lo spazio creaturale dove il divino è rientrato nell'umanità.
E’ particolare l’amore di Maria, il suo amore di donna e di madre: non chiede, da. Non pretende; si considera in debito. E sua bellezza è essere sfondo, non sovrapporsi; perciò è amore delicato, rispettoso, nascosto, velato e insieme estremamente forte, perché capace di generare. Lo specifico del generare è il frutto e quello dell'amore e l'amore: l'esperienza di essere risposta.
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Un’Esperienza di Vita:
Quando Francesca ci comunicò la sua decisione di farsi suora, ce lo disse con parole che aprirono il nostro cuore di genitori: "Vedete, - ci disse - io questa cosa non l'ho cercata; non era nei miei progetti e neanche nei miei sogni. Quando mi sono accorta che forse il Signore mi stava chiamando alla vita consacrata, ho provato ad allontanare questo pensiero e a non assecondarlo troppo. Ma gradatamente mi appariva sempre più chiara la volontà del Signore verso di me. Non mi era chiesto di ragionare e di capire, ma di corrispondere con spirito di accoglienza e di abbandono". Aggiunse anche: "Mi sono chiesta da sola: ma come è possibile che il Signore chiami proprio me, che non ho doti eccezionali, che non sono migliore di tante ragazze della mia età? Scoprii con gioia che il Signore aveva posato il suo sguardo su di me pur vedendo benissimo, molto meglio di me, i limiti, i difetti, le debolezze, le fragilità mie. Dunque, posso confidare in Lui ed affidarmi a Lui. Oggi e sempre accompagna i miei passi con la sua presenza, con il suo sostegno, con la sua luce, con la sua forza. Questa certezza mi da una grande pace interiore ".
Queste le parole di Francesca ci aiutarono a capire che la vita dei figli, qualunque strada essi intraprendano, è sempre una risposta ad una iniziativa di Dio. Noi genitori siamo chiamati ad essere loro vicini sempre, così che là dove il Signore li attenderà, essi possano andare con fiducia e con grande pace interiore.
(I genitori di Francesca, Italia)
martedì 1 febbraio 2011
Romani 8,14
(http://www.focolare.org/it/news/2011/02/01/febbraio-2011/)
Lo Spirito di Dio ci ha sempre amati, fin dalla eternità. Ci ha seguiti sulle strade della falsa libertà, dell'idolatria di noi stessi, come il pastore che va in cerca della pecora perduta, come il Padre che attende il figlio, con infinita pazienza, sulla soglia di casa, pronto a far festa. Ci ha cercato nei labirinti della vita dove ci siamo persi, con l'ansia con cui si cerca la moneta preziosa, come fosse l'unico suo tesoro.
Si è lasciato annientare dalla morte, è sceso agli inferi fino al più basso gradino per non perdere nessuno, fino a sentirsi abbandonato, svuotato nell'anima della sua essenza, l'amore. Per questo siamo stati richiamati alla vita nella vita di Gesù che ci ha abbracciati e tenuti stretti a Lui e riportati a respirare lo Spirito del Padre.
Lo Spirito di Dio ci fa dire “Abbà” papà. Come possiamo vivere come figli di Dio?
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Un’Esperienza di Vita:
Siamo sposati da 26 anni e abbiamo tre figli ancora studenti. Svolgo la professione di medico ospedaliero, mentre mia moglie, dopo la nascita del terzo figlio, ha lasciato il lavoro di fisioterapista per dedicarsi alla famiglia e poter affrontare insieme, secondo le proprie possibilità e capacità, i normali impegni quotidiani e, qualche volta, i momenti difficili.
Ci ha aiutato molto dialogare e affrontare subito i problemi, convinti di trovare sempre la soluzione più adeguata, come in occasione della decisione da parte di nostro figlio e della sua compagna, di rinunciare alla vita che avevano concepito. Comprensibile il loro disagio, non giustificabile il loro comportamento e in particolare la loro decisione. La legge lo permetteva, la coscienza no! Nessuna difficoltà di attuazione pratica, privacy garantita, all'insaputa di chiunque, tranne che delle coscienze. Dichiarazione scioccante, dirompente per il fatto e le sue possibili conseguenze.
Cosa rispondere? "Vi diamo una mano!" È ciò che abbiamo pronunciato all'unisono, dopo qualche minuto di sgomento, di silenzio, di intesa raggiunta solo con un intenso sguardo reciproco, senza troppo riflettere, tralasciando i "se" e i "ma", certi di una cosa: la loro decisione esprimeva una evidente richiesta di aiuto per capire, per agire. I dialoghi e i silenzi successivi hanno messo in luce dinamiche diverse. La diversità di idee, di convinzioni, di posizioni esterne ed intermedie, ha consentito di percorrere insieme una strada non facile ma illuminata dal faro sicuro della meta: la Vita sempre e comunque.
Alla fine abbiamo pronunciato tutti insieme un chiaro "sì" alla vita, un "sì" liberatore, entusiastico nelle successive scelte degli impegni pratici, concreti. L'idea ha scatenato l'azione, l'entusiasmo, coinvolgendo altre persone, "alla faccia" della privacy, della vergogna, del perbenismo interessato o della vuota dignità. Amore, sincerità, dialogo e disponibilità sono armi sempre vincenti. L'audacia e il coraggio devono prevalere sempre sulla insipida timidezza.
I principi e i valori devono essere oggetto di discussione ma mai messi in discussione: la vita è il dono più bello che Dio ci ha dato.
Paolo, Verona
mercoledì 5 gennaio 2011
Atti 4,32
(http://www.focolare.org/articolopdv_prova.php?codart=8087)
COSTRUIRE RAPPORTI NUOVI
Nei rapporti inter-umani il dare richiede il ricevere, perché sono il dare e il ricevere che creano la comunione, la fraternità e di conseguenza l’uguaglianza.
Dare vuol dire allora condivisione, comunione dei beni spirituali e materiali. Con questi atteggiamenti ne superiamo altri, contenuti nel dare che esiste nella civiltà dell’avere: quello che offende perché incrinato dal desiderio di potere sull’altro; quello che nell’atto del dare cerca la propria soddisfazione, la propria vanagloria; quello «utilitaristico» che pur dando è finalizzato e indirizzato al proprio utile, al proprio guadagno.
Il vero dare che crea rapporti nuovi è quello che Gesù ci insegna nel vangelo. Quel dare che, vissuto dai primi cristiani, faceva sì che si poteva dire di loro: «erano un cuor solo e un’anima sola e fra loro non v’era indigente» (cf At 4, 32).
Non di meno si richiede ai cristiani oggi per costruire il mondo unito.
Diceva Chiara Lubich in un grande incontro di giovani al Palaeur di Roma nel 1990: «Gesù ha definito il comandamento dell’amore “mio” e “nuovo”, perché è tipicamente suo, avendolo riempito d’un contenuto singolare e nuovissimo.“Amatevi – ha detto – come io vi ho amato”. E lui ha dato la vita per noi.
È dunque in gioco la vita in questo amore. E un amore pronto a dare la vita è ciò che egli chiede anche a noi verso i fratelli.
Non è sufficiente per lui l’amicizia o la benevolenza verso gli altri; non gli basta la filantropia, né la sola solidarietà. L’amore che chiede non si esaurisce nella non-violenza.
È qualcosa d’attivo, d’attivissimo. Domanda di non vivere più per se stessi, ma per gli altri.
E ciò richiede sacrificio, fatica. Domanda a tutti di trasformarsi da uomini pusillanimi ed egoisti, concentrati sui propri interessi, sulle proprie cose, in piccoli eroi quotidiani che, giorno dopo giorno, sono al servizio dei fratelli, pronti a donare persino la vita in loro favore»1.
In questi rapporti che si snodano nella quotidianità e nei momenti forti, la persona raggiunge la maturità dell’emancipazione, e, dunque, dell’autentica socialità.
Vera Araujo
(Sociologa brasiliana, Vera Araujo insegna dottrina sociale della chiesa nella cittadella internazionale di Loppiano e collabora a varie riviste. Oltre ad essere consulente del Movimento «Umanità Nuova» – espressione nel sociale del Movimento dei focolari – ha partecipato come «esperto» alla IV Conferenza del Consiglio Episcopale Latino Americano (CELAM) svoltasi nel 1992 a Santo Domingo.)
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Un’Esperienza di Vita:
Sono sempre stata legata ai miei vestiti e di anno in anno tendevo ad accumularli. Un mese fa, facendo il cambio di stagione, mi sono resa conto di quanto fossi condizionata da questo attaccamento; ho sentito forte la spinta a eliminare dall'armadio tutto ciò che per me era superfluo. Alla fine mi sono ritrovata con poche cose e una grande libertà nel cuore, ho scoperto la bellezza e l'importanza della comunione dei beni materiali!
Questo piccolo taglio mi ha permesso di ridare il giusto valore alle cose mettendo nuovamente Dio al primo posto.
(Una ragazza di 17 anni)
giovedì 2 dicembre 2010
Luca 1,37
(http://www.focolare.org/articolopdv.php?codart=7993)
Questa parola viene dalla bocca dell’arcangelo Gabriele a Maria. Vorrei citare parole da un Servo di Dio; Igino Giordani. Lui era un scrittore, giornalista, politico, ecumenista e patrologo; è una delle figure più rappresentative del Novecento, una personalità poliedrica che ha lasciato tracce profonde ed ha aperto prospettive profetiche a livello culturale, politico, ecclesiale, sociale. (1894-1980). (http://www.scamat.it/news/iginogiordani.htm; http://www.iginogiordani.info/)
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Piena di grazia, il Signore è con te! (Lc 1,28) (http://www.indaco-torino.net/liturgia/08122005.htm)
Maria entra nella storia mentre prega. L’arcangelo la sorprende in preghiera. La sua gioia è pregare: la sua vita è pregare. E pregare è colloquiare con il Signore, effondersi in lui, annullarsi in lui. Che importava la miseria dello stambugio, scavato nel tufo, dalle pareti che gemevano l’acqua della collina o flagravano del sole sulla pianura, quando contro di essa, sopra le dune, si poteva costruire la ricchezza dell’amore di Dio, distillato in un colloquio tra figlia e Padre, tra serva e Re, tra nulla e Tutto? Maria perdeva sé e trovava l’Eterno.
E tutto ciò per un’ardenza d’amore, onde era trasfigurata ai piedi di Dio. La preghiera in Maria era trasfusione d’amore. (...)
Maria è la religione tutta intera, la virtù tutta quanta: in lei davvero l’amore di Dio s’è fatto amor dell’uomo e, nell’ardenza e lume, ha generato la purezza sulla base dell’umiltà con l’espressione della sapienza, virtù protette dal silenzio.
L’amore mariale non chiede; dà. Non pretende; si considera in debito. Se non è rimasto, sopporta; se è ignorato, gioisce; se è pestato, balza in Dio. Fa del Calvario in terra una pedana di lancio al cielo. Ove sia riamato, è bene; ove non sia riamato, si avvicina di più al Crocifisso.
Non si rammarica se non è compreso. Nascosto, è più valido: come a Nazareth. Trae il suo valore nel vedere, pel suo aiuto, gioire e ascendere il fratello, anche se perciò l’anima amante, per sé, resti avvilita. Ché merito dell’amore è farsi uno con l’amato, anche se l’amato resista all’unità. E sua bellezza è sottomettersi, non sovrapporsi; obbedire, non comandare; sparire, non figurare; tacere, non difendersi. Come Maria: ancilla Domini, nella quale si vede che se uno si fa niente, ottiene per ciò il Tutto. Per questo farsi nulla, Maria, umile figlia di contadini artigiani, in un villaggio remoto, fu reputata degna di divenire madre di Dio.
da «Maria modello perfetto» di Igino Giordani.
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Un’Esperienza di Vita:
Ho sulla scrivania dello studio due immagini molto belle, con didascalie di pari grado: la SS. Trinità del Giubileo (“Alle spalle e di fronte mi circondi” Salmo 139) e la Madonna (“Maria, madre di tenerezza e di misericordia, sei immagine e segno della nuova creazione”).
A queste icone attingo per la mia preghiera quotidiana. In particolare prego il Signore di aiutarmi nella crescita spirituale, per poterlo testimoniare nella mia vita di giovane, in un mondo che cambia, secondo il disegno che Egli ha disposto per me.
A Maria, che seppe riconoscere la volontà di Dio in lei, che l’accolse con gioia, che con coraggio la portò a compimento, chiedo la sua presenza ed il suo amore per ben compiere i passi che portano alla realizzazione del progetto di Dio su di me.
Sono certo così di “contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi”, nell’attesa del Paradiso.
Francesco (Italia)