martedì 1 febbraio 2011

Romani 8,14

"Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio" (Rm 8,14).
(http://www.focolare.org/it/news/2011/02/01/febbraio-2011/)

Lo Spirito di Dio ci ha sempre amati, fin dalla eternità. Ci ha seguiti sulle strade della falsa libertà, dell'idolatria di noi stessi, come il pastore che va in cerca della pecora perduta, come il Padre che attende il figlio, con infinita pazienza, sulla soglia di casa, pronto a far festa. Ci ha cercato nei labirinti della vita dove ci siamo persi, con l'ansia con cui si cerca la moneta preziosa, come fosse l'unico suo tesoro.
Si è lasciato annientare dalla morte, è sceso agli inferi fino al più basso gradino per non perdere nessuno, fino a sentirsi abbandonato, svuotato nell'anima della sua essenza, l'amore. Per questo siamo stati richiamati alla vita nella vita di Gesù che ci ha abbracciati e tenuti stretti a Lui e riportati a respirare lo Spirito del Padre.

Lo Spirito di Dio ci fa dire “Abbà” papà. Come possiamo vivere come figli di Dio?

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Un’Esperienza di Vita:

Siamo sposati da 26 anni e abbiamo tre figli ancora studenti. Svolgo la professione di medico ospedaliero, mentre mia moglie, dopo la nascita del terzo figlio, ha lasciato il lavoro di fisioterapista per dedicarsi alla famiglia e poter affrontare insieme, secondo le proprie possibilità e capacità, i normali impegni quotidiani e, qualche volta, i momenti difficili.

Ci ha aiutato molto dialogare e affrontare subito i problemi, convinti di trovare sempre la soluzione più adeguata, come in occasione della decisione da parte di nostro figlio e della sua compagna, di rinunciare alla vita che avevano concepito. Comprensibile il loro disagio, non giustificabile il loro comportamento e in particolare la loro decisione. La legge lo permetteva, la coscienza no! Nessuna difficoltà di attuazione pratica, privacy garantita, all'insaputa di chiunque, tranne che delle coscienze. Dichiarazione scioccante, dirompente per il fatto e le sue possibili conseguenze.

Cosa rispondere? "Vi diamo una mano!" È ciò che abbiamo pronunciato all'unisono, dopo qualche minuto di sgomento, di silenzio, di intesa raggiunta solo con un intenso sguardo reciproco, senza troppo riflettere, tralasciando i "se" e i "ma", certi di una cosa: la loro decisione esprimeva una evidente richiesta di aiuto per capire, per agire. I dialoghi e i silenzi successivi hanno messo in luce dinamiche diverse. La diversità di idee, di convinzioni, di posizioni esterne ed intermedie, ha consentito di percorrere insieme una strada non facile ma illuminata dal faro sicuro della meta: la Vita sempre e comunque.

Alla fine abbiamo pronunciato tutti insieme un chiaro "sì" alla vita, un "sì" liberatore, entusiastico nelle successive scelte degli impegni pratici, concreti. L'idea ha scatenato l'azione, l'entusiasmo, coinvolgendo altre persone, "alla faccia" della privacy, della vergogna, del perbenismo interessato o della vuota dignità. Amore, sincerità, dialogo e disponibilità sono armi sempre vincenti. L'audacia e il coraggio devono prevalere sempre sulla insipida timidezza.

I principi e i valori devono essere oggetto di discussione ma mai messi in discussione: la vita è il dono più bello che Dio ci ha dato.

Paolo, Verona

mercoledì 5 gennaio 2011

Atti 4,32

"La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola, e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune!" (At 4,32)
(http://www.focolare.org/articolopdv_prova.php?codart=8087)


COSTRUIRE RAPPORTI NUOVI

Nei rapporti inter-umani il dare richiede il ricevere, perché sono il dare e il ricevere che creano la comunione, la fraternità e di conseguenza l’uguaglianza.

Dare vuol dire allora condivisione, comunione dei beni spirituali e materiali. Con questi atteggiamenti ne superiamo altri, contenuti nel dare che esiste nella civiltà dell’avere: quello che offende perché incrinato dal desiderio di potere sull’altro; quello che nell’atto del dare cerca la propria soddisfazione, la propria vanagloria; quello «utilitaristico» che pur dando è finalizzato e indirizzato al proprio utile, al proprio guadagno.

Il vero dare che crea rapporti nuovi è quello che Gesù ci insegna nel vangelo. Quel dare che, vissuto dai primi cristiani, faceva sì che si poteva dire di loro: «erano un cuor solo e un’anima sola e fra loro non v’era indigente» (cf At 4, 32).

Non di meno si richiede ai cristiani oggi per costruire il mondo unito.

Diceva Chiara Lubich in un grande incontro di giovani al Palaeur di Roma nel 1990: «Gesù ha definito il comandamento dell’amore “mio” e “nuovo”, perché è tipicamente suo, avendolo riempito d’un contenuto singolare e nuovissimo.“Amatevi – ha detto – come io vi ho amato”. E lui ha dato la vita per noi.

È dunque in gioco la vita in questo amore. E un amore pronto a dare la vita è ciò che egli chiede anche a noi verso i fratelli.

Non è sufficiente per lui l’amicizia o la benevolenza verso gli altri; non gli basta la filantropia, né la sola solidarietà. L’amore che chiede non si esaurisce nella non-violenza.

È qualcosa d’attivo, d’attivissimo. Domanda di non vivere più per se stessi, ma per gli altri.

E ciò richiede sacrificio, fatica. Domanda a tutti di trasformarsi da uomini pusillanimi ed egoisti, concentrati sui propri interessi, sulle proprie cose, in piccoli eroi quotidiani che, giorno dopo giorno, sono al servizio dei fratelli, pronti a donare persino la vita in loro favore»1.

In questi rapporti che si snodano nella quotidianità e nei momenti forti, la persona raggiunge la maturità dell’emancipazione, e, dunque, dell’autentica socialità.

Vera Araujo
(Sociologa brasiliana, Vera Araujo insegna dottrina sociale della chiesa nella cittadella internazionale di Loppiano e collabora a varie riviste. Oltre ad essere consulente del Movimento «Umanità Nuova» – espressione nel sociale del Movimento dei focolari – ha partecipato come «esperto» alla IV Conferenza del Consiglio Episcopale Latino Americano (CELAM) svoltasi nel 1992 a Santo Domingo.)

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Un’Esperienza di Vita:

Sono sempre stata legata ai miei vestiti e di anno in anno tendevo ad accumularli. Un mese fa, facendo il cambio di stagione, mi sono resa conto di quanto fossi condizionata da questo attaccamento; ho sentito forte la spinta a eliminare dall'armadio tutto ciò che per me era superfluo. Alla fine mi sono ritrovata con poche cose e una grande libertà nel cuore, ho scoperto la bellezza e l'importanza della comunione dei beni materiali!

Questo piccolo taglio mi ha permesso di ridare il giusto valore alle cose mettendo nuovamente Dio al primo posto.

(Una ragazza di 17 anni)

giovedì 2 dicembre 2010

Luca 1,37

Nulla è impossibile a Dio! (Lc 1,37)
(http://www.focolare.org/articolopdv.php?codart=7993)

Questa parola viene dalla bocca dell’arcangelo Gabriele a Maria. Vorrei citare parole da un Servo di Dio; Igino Giordani. Lui era un scrittore, giornalista, politico, ecumenista e patrologo; è una delle figure più rappresentative del Novecento, una personalità poliedrica che ha lasciato tracce profonde ed ha aperto prospettive profetiche a livello culturale, politico, ecclesiale, sociale. (1894-1980). (http://www.scamat.it/news/iginogiordani.htm; http://www.iginogiordani.info/)

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Piena di grazia, il Signore è con te! (Lc 1,28) (http://www.indaco-torino.net/liturgia/08122005.htm)

Maria entra nella storia mentre prega. L’arcangelo la sorprende in preghiera. La sua gioia è pregare: la sua vita è pregare. E pregare è colloquiare con il Signore, effondersi in lui, annullarsi in lui. Che importava la miseria dello stambugio, scavato nel tufo, dalle pareti che gemevano l’acqua della collina o flagravano del sole sulla pianura, quando contro di essa, sopra le dune, si poteva costruire la ricchezza dell’amore di Dio, distillato in un colloquio tra figlia e Padre, tra serva e Re, tra nulla e Tutto? Maria perdeva sé e trovava l’Eterno.

E tutto ciò per un’ardenza d’amore, onde era trasfigurata ai piedi di Dio. La preghiera in Maria era trasfusione d’amore. (...)

Maria è la religione tutta intera, la virtù tutta quanta: in lei davvero l’amore di Dio s’è fatto amor dell’uomo e, nell’ardenza e lume, ha generato la purezza sulla base dell’umiltà con l’espressione della sapienza, virtù protette dal silenzio.

L’amore mariale non chiede; dà. Non pretende; si considera in debito. Se non è rimasto, sopporta; se è ignorato, gioisce; se è pestato, balza in Dio. Fa del Calvario in terra una pedana di lancio al cielo. Ove sia riamato, è bene; ove non sia riamato, si avvicina di più al Crocifisso.

Non si rammarica se non è compreso. Nascosto, è più valido: come a Nazareth. Trae il suo valore nel vedere, pel suo aiuto, gioire e ascendere il fratello, anche se perciò l’anima amante, per sé, resti avvilita. Ché merito dell’amore è farsi uno con l’amato, anche se l’amato resista all’unità. E sua bellezza è sottomettersi, non sovrapporsi; obbedire, non comandare; sparire, non figurare; tacere, non difendersi. Come Maria: ancilla Domini, nella quale si vede che se uno si fa niente, ottiene per ciò il Tutto. Per questo farsi nulla, Maria, umile figlia di contadini artigiani, in un villaggio remoto, fu reputata degna di divenire madre di Dio.

da «Maria modello perfetto» di Igino Giordani.

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Un’Esperienza di Vita:

Ho sulla scrivania dello studio due immagini molto belle, con didascalie di pari grado: la SS. Trinità del Giubileo (“Alle spalle e di fronte mi circondi” Salmo 139) e la Madonna (“Maria, madre di tenerezza e di misericordia, sei immagine e segno della nuova creazione”).

A queste icone attingo per la mia preghiera quotidiana. In particolare prego il Signore di aiutarmi nella crescita spirituale, per poterlo testimoniare nella mia vita di giovane, in un mondo che cambia, secondo il disegno che Egli ha disposto per me.

A Maria, che seppe riconoscere la volontà di Dio in lei, che l’accolse con gioia, che con coraggio la portò a compimento, chiedo la sua presenza ed il suo amore per ben compiere i passi che portano alla realizzazione del progetto di Dio su di me.
Sono certo così di “contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi”, nell’attesa del Paradiso.

Francesco (Italia)

mercoledì 3 novembre 2010

Matteo 5,8

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio! (Mt 5,8)
http://www.focolare.org/articolopdv_prova.php?codart=7883

Sappiamo che le Beatitudini non sono una presentazione in negativo del cristianesimo. L'immagine che ci sta sotto è quella di un re che nel suo programma inserisce un'attenzione particolare alle categorie più deboli, in quanto oggetto di predilezione.

Le beatitudini non sono quindi virtù morali ma doni di una prospettiva nuova.

Chi sono allora i puri di cuore? Sono le persone semplici, senza pieghe nascoste, che sanno vedere Dio nella vita e nei fenomeni della natura, come un sole che brilla sotto ogni cosa e dietro ogni fatto dell'esistenza. Sono coloro che non fanno della malizia e del sospetto l'unico criterio per giudicare il prossimo, ma vivono la frase di Gesù: "Se il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce" (Mt 6,22).

A noi il compito di purificare lo sguardo, e la vita sarà subito, ora, beata. I santi sono i primi nostri modelli.

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Un’Esperienza di Vita:

Frequento la scuola di cinematografia. Anche oggi il professore ci sta bombardando di immagini di nudo pseudo-artistico. Dice che lo fa per prepararci al lavoro che dovremo affrontare in futuro. Alla fine della lezione, vado da lui: "Vorrei dirle che disapprovo lo studio costante di queste immagini per acquisire la nostra tecnica professionale". La risposta è secca: "Signorina, lei ha qualcosa di non risolto, ma non sono io che posso psicanalizzarla".

Non mi intimorisce, lo ascolto e resto fissa nella realtà che ho in cuore: "Beati di puri di cuore, perché vedranno Dio ". Parliamo a lungo e lui abbandona, man mano che va avanti il colloquio, il suo tono cattedratico. "Se tu sapessi quante volte ho pianto perché dovevo fare qualcosa che andava contro i miei principi! - mi confida alla fine. Ma la vita mi ha insegnato a sopportare tutto, e anche tu lo farai!".

Inaspettatamente il giorno seguente il professore mi invita ad esprimere il mio pensiero alla classe riguardo alle scene di sesso. Guardo i miei compagni: so che la maggior parte di loro ha le idee molto confuse e sento che è il momento di trasmettere, con amore, le mie certezze sul rispetto degli altri e sulla vita. Il professore mi appoggia e dichiara di condividere le mie riflessioni.

Dopo qualche giorno, le mie compagne vengono a dirmi che sono d'accordo con me, ma che non hanno mai avuto prima il coraggio di esprimersi liberamente. Colgono l'occasione per parlarmi anche delle loro difficoltà e dei loro sentimenti. Mi chiedono consigli. Faccio il vuoto dentro di me per accogliere ciascuna. Le ascolto fino infondo e loro trovano da sole le risposte di cui hanno bisogno riscoprendo valori che non sapevano di avere nel cuore. Nasce con tutti una libertà e una confidenza inimmaginabili solo qualche giorno prima. Gesù è entrato nella Scuola di cinematografia e si fa strada nell'animo dei miei compagni. Solo Lui è la medicina che può curare dal di dentro la confusione e le malattie della nostra società. (Sonia A. - Argentina)

lunedì 4 ottobre 2010

Matteo 22,39

Amerai il prossimo tuo come tè stesso (Mt 22,39).
http://www.focolare.org/articolopdv.php?codart=7770

Gesù, in un dibattito serrato con i teologi del suo tempo, riassume nell'amare Dio con tutto il cuore, l'anima e la mente e nell'amare il prossimo come se stessi, il più grande e il primo dei comandamenti. Che semplificazione! L'uomo trova in questo duplice amore la sua unità, il senso della vita, lo stile di fondo che da valore d'eternità ad ogni piccola azione.

Ma, se l'amore è nel nostro DNA e quindi tutti possiamo amare, e anche vero che bisogna imparare ad amare. Imparare l'arte di amare è il compito più importante ed entusiasmante della vita. Iniziamo ad allenarci mettendo in pratica quel "come tè stesso". San Francesco di Sales diceva così: "Mettetevi sempre al posto del vostro prossimo e mettete il prossimo al vostro posto, così giudicherete bene. Comprando, immaginate di essere chi vende e vendendo d'essere chi compra: così comprerete e venderete equamente".

Visitate anche: “La Speranza del Mondo” (http://evang-fondam.blogspot.com/2010/01/la-speranza-del-mondo.html).

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Un’Esperienza di Vita:

Tornavo dal “Gen Camp” in autobus. Volevo fare una visita ai miei parenti e, non conoscendo molto la zona, ho chiesto qualche informazione al passeggero che era accanto a me. Lui sgarbatamente mi ha dato dell’ignorante ed io mi sono adirato. Dopo questo incidente sono rimasto in silenzio, guardando fuori dal finestrino. Ad un certo punto mi sono ricordato di quello che ci eravamo proposti durante il Camp: essere uomini nuovi che costruiscono un mondo nuovo. Dovevo cambiare e ricominciare da capo con questo prossimo del momento presente. Ho preso coraggio e gli ho chiesto scusa. Anche lui, meravigliato del mio atteggiamento, si è scusato con me e dopo un po’ mi ha chiesto chi fossi. “Sono un cristiano”, gli ho risposto. E lui: “Adesso capisco il perché del tuo atteggiamento, noi musulmani non siamo abituati a chiedere scusa; sono contento di aver conosciuto una persona cristiana”. Da quel momento il rapporto è cambiato totalmente. Anche lui era diretto alla mia stessa città. Quando siamo arrivati, mi ha chiesto dove dovevo andare e con mia sorpresa mi ha accompagnato in “Tonga” (un tipo di calesse tirato dai cavalli), pagandomi persino il biglietto. Quando ci siamo congedati, mi ha abbracciato e mi ha detto che era felice di aver conosciuto un fratello cristiano. Questa esperienza di dialogo mi ha lasciato in cuore la certezza che anche io, insieme alle persone della Trinità e a tanti fratelli e sorelle, posso costruire il mondo unito.

Shakeel, Pakistan

giovedì 2 settembre 2010

Matteo 18,22

"Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette" (Mt 18,22)
http://www.focolare.org/articolopdv_prova.php

Non è facile vivere questa parola di Gesù. Anzi, in tanti casi, sarebbe impossibile senza l’aiuto di Dio (Mt 19,26)! Ma che cosa succede quando non si vive questa parola? Poiché questo è ciò che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Ci sono nazioni in stato di conflittualità latente, per esempio il Medio Oriente, dove il terrorismo è la risposta ad una situazione ritenuta di offesa e di oppressione e la rappresaglia è la risposta al terrorismo. Si applica ancora alla lettera "occhio per occhio, dente per dente". Questa è la sapienza politica degli uomini. Non ci si accorge che essa, come dice San Paolo, è follia (1Cor 3,19). Non risolve nulla, non spezza la catena del male, ma la perpetua e la aggrava. La vendetta produce vendetta; così sarà, purtroppo, fino alla fine del mondo. La realtà è questa, ma noi abbiamo capito che non è il Vangelo col suo invito al perdono che è sbagliato, ma "la realtà". Noi non ci lasceremo, perciò, impressionare dal divario tra l'ideale e la realtà, ma ci metteremo con impegno a realizzare il nostro Vangelo, cominciando intorno a noi. Chi, tornando a casa, non ha subito qualche perdono in sospeso da dare coraggiosamente?

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Un’Esperienza di Vita:

Questa lezione l'aveva imparata a Washington (Usa) il piccolo Jerry, il bambino di colore, che, per il quoziente alto di intelligenza, era stato ammesso ad una classe speciale con tutti ragazzi bianchi. Ma l'intelligenza non gli era bastata per far capire ai compagni che era uguale gli aveva attirato l'odio generale, tanto che il giorno di Natale tutti i ragazzi si fecero reciproci doni, ignorando Jerry. Il fanciullo ne pianse; si capisce! Ma arrivato a casa pensò a Gesù: "Perdonate … e … amate i vostri nemici" e, d'accordo con la mamma, comprò doni che distribuì con amore a tutti i suoi "fratelli bianchi".

lunedì 2 agosto 2010

Luca 1,45

"E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc 1,45)
(http://www.focolare.org/articolopdv_prova.php?codart=7375)

In mezzo alle delusioni, alle sofferenze e alle persecuzioni del tempo presente, la celebrazione dell'Assunta ci invita a guardare a Maria come segno di sicura speranza e a vivere in questo mondo costantemente orientati ai beni eterni. La fede nella presenza del Signore che sostiene il nostro cammino e la carità che riempie il cuore della presenza di Dio e rende vicini ai bisogni delle persone, permettono all'uomo di alimentare la speranza nella realizzazione delle promesse di Dio. Per la fede l'uomo tutto intero si consegna a Dio accogliendo ciò che Lui ha fatto conoscere. Per la fede di Maria si compie l'opera della Salvezza: arriva a noi il Figlio di Dio. Per la sua fede Maria è detta beata: beata perché crede alla Parola di Dio. E la prima beatitudine, quella fondamentale: la fede nella promessa, che permette al Signore di vivere "oggi" nei credente che lo ascolta. La beatitudine di Maria è condivisa da ogni credente che ascolta e fa la Parola. La Parola va accolta come essa veramente è, quale "Parola di Dio che opera in voi che credete " (1Ts 2,13).

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Un’Esperienza di Vita:

CREDO ALL 'AMORE DEL PADRE
Un giorno, andando all'università, sono passato da una chiesa. Ero lì in preghiera quando mi si avvicina, zoppicando, un ragazzo vestito di stracci e con uno zaino molto pesante. E’ per chiedermi un 'elemosina. Mi alzo e insieme andiamo verso la porta per non disturbare le persone sedute nei banchi.

Lì egli si apre sulla sua situazione: mancavano tre giorni per entrare in una comunità di recupero, ma non aveva i soldi per mangiare ne sapeva dove andare a dormire. Mi mostra anche una brutta piaga ad una gamba.

Avevo con me solo il denaro sufficiente per comperare un libro per un esame e per mangiare in mensa. Mi sono voltato verso l'altare e con fede: "Gesù - gli ho detto fra me - tu sai che questi soldi mi servono, ma io credo all'amore del Padre... ". Li ho presi e gli ho dati al ragazzo, il cui volto si è illuminato. Ancora fuori della chiesa lui continuava a ringraziarmi... Poi sono andato in facoltà, ed è passata la mattinata senza che pensassi più all'accaduto.

A mezzogiorno, in mensa, mi servo col mio vassoio e consegno la mia tessera magnetica alla cassiera, che mi da uno scontrino con stampato "euro O". Come mai? Lei mi chiede se avevo fatto la domanda per borsa di studio. Rispondo di sì, ma che non ero entrato in graduatoria. E lei: "Hai perso la borsa, ma in compenso ti hanno assegnato la mensa granita per tutto l'anno ".

Sento un "tonfo" al cuore: il Padre lassù non aveva aspettato neanche due ore per ricambiare...

Stefano (Padova)