"Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette" (Mt 18,22)
http://www.focolare.org/articolopdv_prova.php
Non è facile vivere questa parola di Gesù. Anzi, in tanti casi, sarebbe impossibile senza l’aiuto di Dio (Mt 19,26)! Ma che cosa succede quando non si vive questa parola? Poiché questo è ciò che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Ci sono nazioni in stato di conflittualità latente, per esempio il Medio Oriente, dove il terrorismo è la risposta ad una situazione ritenuta di offesa e di oppressione e la rappresaglia è la risposta al terrorismo. Si applica ancora alla lettera "occhio per occhio, dente per dente". Questa è la sapienza politica degli uomini. Non ci si accorge che essa, come dice San Paolo, è follia (1Cor 3,19). Non risolve nulla, non spezza la catena del male, ma la perpetua e la aggrava. La vendetta produce vendetta; così sarà, purtroppo, fino alla fine del mondo. La realtà è questa, ma noi abbiamo capito che non è il Vangelo col suo invito al perdono che è sbagliato, ma "la realtà". Noi non ci lasceremo, perciò, impressionare dal divario tra l'ideale e la realtà, ma ci metteremo con impegno a realizzare il nostro Vangelo, cominciando intorno a noi. Chi, tornando a casa, non ha subito qualche perdono in sospeso da dare coraggiosamente?
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Un’Esperienza di Vita:
Questa lezione l'aveva imparata a Washington (Usa) il piccolo Jerry, il bambino di colore, che, per il quoziente alto di intelligenza, era stato ammesso ad una classe speciale con tutti ragazzi bianchi. Ma l'intelligenza non gli era bastata per far capire ai compagni che era uguale gli aveva attirato l'odio generale, tanto che il giorno di Natale tutti i ragazzi si fecero reciproci doni, ignorando Jerry. Il fanciullo ne pianse; si capisce! Ma arrivato a casa pensò a Gesù: "Perdonate … e … amate i vostri nemici" e, d'accordo con la mamma, comprò doni che distribuì con amore a tutti i suoi "fratelli bianchi".
giovedì 2 settembre 2010
lunedì 2 agosto 2010
Luca 1,45
"E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc 1,45)
(http://www.focolare.org/articolopdv_prova.php?codart=7375)
In mezzo alle delusioni, alle sofferenze e alle persecuzioni del tempo presente, la celebrazione dell'Assunta ci invita a guardare a Maria come segno di sicura speranza e a vivere in questo mondo costantemente orientati ai beni eterni. La fede nella presenza del Signore che sostiene il nostro cammino e la carità che riempie il cuore della presenza di Dio e rende vicini ai bisogni delle persone, permettono all'uomo di alimentare la speranza nella realizzazione delle promesse di Dio. Per la fede l'uomo tutto intero si consegna a Dio accogliendo ciò che Lui ha fatto conoscere. Per la fede di Maria si compie l'opera della Salvezza: arriva a noi il Figlio di Dio. Per la sua fede Maria è detta beata: beata perché crede alla Parola di Dio. E la prima beatitudine, quella fondamentale: la fede nella promessa, che permette al Signore di vivere "oggi" nei credente che lo ascolta. La beatitudine di Maria è condivisa da ogni credente che ascolta e fa la Parola. La Parola va accolta come essa veramente è, quale "Parola di Dio che opera in voi che credete " (1Ts 2,13).
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Un’Esperienza di Vita:
CREDO ALL 'AMORE DEL PADRE
Un giorno, andando all'università, sono passato da una chiesa. Ero lì in preghiera quando mi si avvicina, zoppicando, un ragazzo vestito di stracci e con uno zaino molto pesante. E’ per chiedermi un 'elemosina. Mi alzo e insieme andiamo verso la porta per non disturbare le persone sedute nei banchi.
Lì egli si apre sulla sua situazione: mancavano tre giorni per entrare in una comunità di recupero, ma non aveva i soldi per mangiare ne sapeva dove andare a dormire. Mi mostra anche una brutta piaga ad una gamba.
Avevo con me solo il denaro sufficiente per comperare un libro per un esame e per mangiare in mensa. Mi sono voltato verso l'altare e con fede: "Gesù - gli ho detto fra me - tu sai che questi soldi mi servono, ma io credo all'amore del Padre... ". Li ho presi e gli ho dati al ragazzo, il cui volto si è illuminato. Ancora fuori della chiesa lui continuava a ringraziarmi... Poi sono andato in facoltà, ed è passata la mattinata senza che pensassi più all'accaduto.
A mezzogiorno, in mensa, mi servo col mio vassoio e consegno la mia tessera magnetica alla cassiera, che mi da uno scontrino con stampato "euro O". Come mai? Lei mi chiede se avevo fatto la domanda per borsa di studio. Rispondo di sì, ma che non ero entrato in graduatoria. E lei: "Hai perso la borsa, ma in compenso ti hanno assegnato la mensa granita per tutto l'anno ".
Sento un "tonfo" al cuore: il Padre lassù non aveva aspettato neanche due ore per ricambiare...
Stefano (Padova)
(http://www.focolare.org/articolopdv_prova.php?codart=7375)
In mezzo alle delusioni, alle sofferenze e alle persecuzioni del tempo presente, la celebrazione dell'Assunta ci invita a guardare a Maria come segno di sicura speranza e a vivere in questo mondo costantemente orientati ai beni eterni. La fede nella presenza del Signore che sostiene il nostro cammino e la carità che riempie il cuore della presenza di Dio e rende vicini ai bisogni delle persone, permettono all'uomo di alimentare la speranza nella realizzazione delle promesse di Dio. Per la fede l'uomo tutto intero si consegna a Dio accogliendo ciò che Lui ha fatto conoscere. Per la fede di Maria si compie l'opera della Salvezza: arriva a noi il Figlio di Dio. Per la sua fede Maria è detta beata: beata perché crede alla Parola di Dio. E la prima beatitudine, quella fondamentale: la fede nella promessa, che permette al Signore di vivere "oggi" nei credente che lo ascolta. La beatitudine di Maria è condivisa da ogni credente che ascolta e fa la Parola. La Parola va accolta come essa veramente è, quale "Parola di Dio che opera in voi che credete " (1Ts 2,13).
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Un’Esperienza di Vita:
CREDO ALL 'AMORE DEL PADRE
Un giorno, andando all'università, sono passato da una chiesa. Ero lì in preghiera quando mi si avvicina, zoppicando, un ragazzo vestito di stracci e con uno zaino molto pesante. E’ per chiedermi un 'elemosina. Mi alzo e insieme andiamo verso la porta per non disturbare le persone sedute nei banchi.
Lì egli si apre sulla sua situazione: mancavano tre giorni per entrare in una comunità di recupero, ma non aveva i soldi per mangiare ne sapeva dove andare a dormire. Mi mostra anche una brutta piaga ad una gamba.
Avevo con me solo il denaro sufficiente per comperare un libro per un esame e per mangiare in mensa. Mi sono voltato verso l'altare e con fede: "Gesù - gli ho detto fra me - tu sai che questi soldi mi servono, ma io credo all'amore del Padre... ". Li ho presi e gli ho dati al ragazzo, il cui volto si è illuminato. Ancora fuori della chiesa lui continuava a ringraziarmi... Poi sono andato in facoltà, ed è passata la mattinata senza che pensassi più all'accaduto.
A mezzogiorno, in mensa, mi servo col mio vassoio e consegno la mia tessera magnetica alla cassiera, che mi da uno scontrino con stampato "euro O". Come mai? Lei mi chiede se avevo fatto la domanda per borsa di studio. Rispondo di sì, ma che non ero entrato in graduatoria. E lei: "Hai perso la borsa, ma in compenso ti hanno assegnato la mensa granita per tutto l'anno ".
Sento un "tonfo" al cuore: il Padre lassù non aveva aspettato neanche due ore per ricambiare...
Stefano (Padova)
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venerdì 2 luglio 2010
Matteo 13,45-46
"Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra" (Mt 13, 45-46)
(http://www.focolare.org/articolopdv_prova.php?codart=7360)
Trovata una perla di grande valore, vende tutto e la compra (Mt 13,46). Gesù vuol farci capire il valore del Regno di Dio che è poi il valore di Gesù stesso. Di fronte al Regno siamo chiamati a deciderci per ciò che vale.
Innanzitutto viene in evidenza che il Regno è una realtà di grande valore e di rara bellezza. Gesù ci dice che non basta cercare e trovare; occorre decidere. E il motivo della decisione è la "gioia", la passione per il tesoro. L'amore per Gesù rende relativo il resto, e liberi di camminare verso la felicità. Il Dio nel quale crediamo ci dà gioia.
Gesù è il tesoro nascosto e la perla preziosa: chiunque, presto o tardi, lo trova, sia che non lo cerchi come il contadino, sia che lo cerchi come il mercante. Ma quando si è trovato, importante è vendere, è staccarsi dal resto perché Lui diventi il centro, il "tutto" della vita. La gioia di averlo incontrato è la forza per decidere di raggiungerlo.
L'amore porta a decidere: toglie ciò che non conta per amore di ciò che conta. Ben sappiamo che le perle di grande valore si trovano in profondità. Viviamo, guidati da questa parola, in profondità la nostra vita. Non "sopra-vivere", ma "vivere-dentro", come diceva Giovanni Paolo Il ai giovani.
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Un’Esperienza di Vita:
"NONNA... IO NE HO DUE!"
Nel corso di una settimana di animazione comunitaria e missionaria, in un paesino del Lazio, un nostro sacerdote missionario è stato accolto con gioia in un centro d'ascolto. E lì per condividere la sua esperienza e la realtà di tanti fratelli poveri, mentre tutti ascoltano con grande interesse.
Tra le persone c'è una bambina di tre anni, anche lei ascolta in silenzio e sembra attenta ad ogni parola. Ad un certo punto Padre Roberto vede che la bimba si avvicina alla nonna e le sussurra qualcosa all'orecchio. La nonna sorride e si commuove.
Al termine dell'incontro, nonna e nipotina, si avvicinano al missionario e la nonna gli racconta quanto è accaduto pochi istanti prima: «Sa padre, mia nipotina ha ascoltato quanto lei ci ha detto sui poveri, sulla loro sofferenza e su come hanno bisogno anche delle cose più semplici e normali. Per cui anche lei vorrebbe fare qualcosa per loro. Quando si è avvicinata, mi ha detto. "Nonna, diamo a Padre Roberto il mio cappottino per i bambini poveri. Io ne ho due!"».
Nei cuore semplice dei piccoli, l'amore "corre" veloce all'essenziale, i conti si fanno in fretta e condividere quanto si possiede con gli altri diventa presto realtà.
(Da "Comunità Missionaria di Villaregia")
(http://www.focolare.org/articolopdv_prova.php?codart=7360)
Trovata una perla di grande valore, vende tutto e la compra (Mt 13,46). Gesù vuol farci capire il valore del Regno di Dio che è poi il valore di Gesù stesso. Di fronte al Regno siamo chiamati a deciderci per ciò che vale.
Innanzitutto viene in evidenza che il Regno è una realtà di grande valore e di rara bellezza. Gesù ci dice che non basta cercare e trovare; occorre decidere. E il motivo della decisione è la "gioia", la passione per il tesoro. L'amore per Gesù rende relativo il resto, e liberi di camminare verso la felicità. Il Dio nel quale crediamo ci dà gioia.
Gesù è il tesoro nascosto e la perla preziosa: chiunque, presto o tardi, lo trova, sia che non lo cerchi come il contadino, sia che lo cerchi come il mercante. Ma quando si è trovato, importante è vendere, è staccarsi dal resto perché Lui diventi il centro, il "tutto" della vita. La gioia di averlo incontrato è la forza per decidere di raggiungerlo.
L'amore porta a decidere: toglie ciò che non conta per amore di ciò che conta. Ben sappiamo che le perle di grande valore si trovano in profondità. Viviamo, guidati da questa parola, in profondità la nostra vita. Non "sopra-vivere", ma "vivere-dentro", come diceva Giovanni Paolo Il ai giovani.
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Un’Esperienza di Vita:
"NONNA... IO NE HO DUE!"
Nel corso di una settimana di animazione comunitaria e missionaria, in un paesino del Lazio, un nostro sacerdote missionario è stato accolto con gioia in un centro d'ascolto. E lì per condividere la sua esperienza e la realtà di tanti fratelli poveri, mentre tutti ascoltano con grande interesse.
Tra le persone c'è una bambina di tre anni, anche lei ascolta in silenzio e sembra attenta ad ogni parola. Ad un certo punto Padre Roberto vede che la bimba si avvicina alla nonna e le sussurra qualcosa all'orecchio. La nonna sorride e si commuove.
Al termine dell'incontro, nonna e nipotina, si avvicinano al missionario e la nonna gli racconta quanto è accaduto pochi istanti prima: «Sa padre, mia nipotina ha ascoltato quanto lei ci ha detto sui poveri, sulla loro sofferenza e su come hanno bisogno anche delle cose più semplici e normali. Per cui anche lei vorrebbe fare qualcosa per loro. Quando si è avvicinata, mi ha detto. "Nonna, diamo a Padre Roberto il mio cappottino per i bambini poveri. Io ne ho due!"».
Nei cuore semplice dei piccoli, l'amore "corre" veloce all'essenziale, i conti si fanno in fretta e condividere quanto si possiede con gli altri diventa presto realtà.
(Da "Comunità Missionaria di Villaregia")
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mercoledì 2 giugno 2010
Matteo 10,39
Chi avrà perduto la sua vita per me, la troverà (Mt 10,39).
(http://www.focolare.org/articolopdv.php?codart=7260)
Gesù qui pone se stesso e il rapporto con Lui come riferimento e criterio assoluto per le scelte importanti della vita. Per poter "essere" veramente e portare frutto, bisogna essere uniti a Lui; in altra occasione dirà: "Senza di Me non potete far nulla" (Gv 15,5). Sono parole da prendere alla lettera, come quando dice: "Chi non raccoglie con me disperde" (Mt 12,30; Lc 11,23). L'essere con Lui e metterlo sempre al primo posto ci è necessario come l'aria per respirare; altrimenti sarebbe solo un'immagine sbiadita, una metafora il nostro essere figli di Dio, mentre "lo siamo realmente " (1Gv 3,1).
Come in Gesù anche il più piccolo gesto che esprimeva la sua persona era "divino", così per noi anche il dare un bicchier d'acqua fresca al fratello più piccolo, ha una portata che sa di eternità. La qualità dell'acqua dipende dalla sorgente, e in noi la sorgente è divina!
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Un’Esperienza di Vita:
A Brancaccio, un quartiere di Palermo dimenticato dagli uomini, ma non dalla mafia che lo considera suo territorio "naturale", è stato ucciso, nel giorno del suo 56° compleanno, padre Giuseppe Puglisi (1938-1994). Non un "prete-contro", ma un prete "normale", che ha preso sul serio il Vangelo degli ultimi, dei diseredati, e che è morto per questo. Da giovane aveva compiuto il suo apprendistato in una chiesa periferica palermitana a Godrano, piccolo paese di montagna di contadini, di operai e di studenti ai quali porta la sua passione per la verità e la libertà, seme di speranza che sparge senza risparmiarsi, animando incontri, dibattiti, momenti di studio e di preghiera. E il Vangelo, messaggio lieto rivolto soprattutto a chi non ha motivi umanamente ragionevoli per allietarsi. E il Vangelo nella sua "normalità " che diventa radicalità e martirio, quando il contesto in cui opera e parla è troppo lontano dal disegno di Dio.
Al liceo Vittorio Emanuele di Palermo, nel centro Diocesano Vocazionale, i giovani sono i suoi interlocutori privilegiati: li educa, li "conduce " dentro il messaggio e dentro il piano di Dio, anima vocazioni altrui e approfondisce la propria, che sempre più coincide con il risvegliare le coscienze. La "chiesa " di don Pugliesi era tra la gente, tra i giovani, gli anziani, i diseredati. Il "braccio di ferro" del prete "scomodo" aveva come nemico, silenzioso e onnipresente, il potere mafioso, che permette protezione in cambio di omertà. Don Puglisi si ostina a rendere testimonianza del Vangelo, non solo con la denuncia dal pulpito, ma con l'azione tra la "sua "gente, alla quale insegna il valore della persona umana, della sua dignità, della sua libertà.
(http://www.focolare.org/articolopdv.php?codart=7260)
Gesù qui pone se stesso e il rapporto con Lui come riferimento e criterio assoluto per le scelte importanti della vita. Per poter "essere" veramente e portare frutto, bisogna essere uniti a Lui; in altra occasione dirà: "Senza di Me non potete far nulla" (Gv 15,5). Sono parole da prendere alla lettera, come quando dice: "Chi non raccoglie con me disperde" (Mt 12,30; Lc 11,23). L'essere con Lui e metterlo sempre al primo posto ci è necessario come l'aria per respirare; altrimenti sarebbe solo un'immagine sbiadita, una metafora il nostro essere figli di Dio, mentre "lo siamo realmente " (1Gv 3,1).
Come in Gesù anche il più piccolo gesto che esprimeva la sua persona era "divino", così per noi anche il dare un bicchier d'acqua fresca al fratello più piccolo, ha una portata che sa di eternità. La qualità dell'acqua dipende dalla sorgente, e in noi la sorgente è divina!
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Un’Esperienza di Vita:
A Brancaccio, un quartiere di Palermo dimenticato dagli uomini, ma non dalla mafia che lo considera suo territorio "naturale", è stato ucciso, nel giorno del suo 56° compleanno, padre Giuseppe Puglisi (1938-1994). Non un "prete-contro", ma un prete "normale", che ha preso sul serio il Vangelo degli ultimi, dei diseredati, e che è morto per questo. Da giovane aveva compiuto il suo apprendistato in una chiesa periferica palermitana a Godrano, piccolo paese di montagna di contadini, di operai e di studenti ai quali porta la sua passione per la verità e la libertà, seme di speranza che sparge senza risparmiarsi, animando incontri, dibattiti, momenti di studio e di preghiera. E il Vangelo, messaggio lieto rivolto soprattutto a chi non ha motivi umanamente ragionevoli per allietarsi. E il Vangelo nella sua "normalità " che diventa radicalità e martirio, quando il contesto in cui opera e parla è troppo lontano dal disegno di Dio.
Al liceo Vittorio Emanuele di Palermo, nel centro Diocesano Vocazionale, i giovani sono i suoi interlocutori privilegiati: li educa, li "conduce " dentro il messaggio e dentro il piano di Dio, anima vocazioni altrui e approfondisce la propria, che sempre più coincide con il risvegliare le coscienze. La "chiesa " di don Pugliesi era tra la gente, tra i giovani, gli anziani, i diseredati. Il "braccio di ferro" del prete "scomodo" aveva come nemico, silenzioso e onnipresente, il potere mafioso, che permette protezione in cambio di omertà. Don Puglisi si ostina a rendere testimonianza del Vangelo, non solo con la denuncia dal pulpito, ma con l'azione tra la "sua "gente, alla quale insegna il valore della persona umana, della sua dignità, della sua libertà.
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